Justin Bieber: Never Say Never – Recensione

Justin Bieber: Never Say Never – Recensione

Miley Cyrus ha scritto un’autobiografia prima di diventare maggiorenne, ma è in buona compagnia: Justin Bieber sbarca al cinema con ‘Never Say Never’, un documentario che racconta i suoi 17 anni in occasione del concerto al Madison Square Garden (duetto con Hannah Montana incluso)

Regia: Jon Chu – Cast: Justin Bieber, Miley Cyrus, Shawn Stockman, Wanya Morris, Nathan Morris – Genere: Documentario, colore, 100 minuti – Produzione: USA, 2011 – Distribuzione: Universal Pictures – Data di uscita: 22 aprile 2011.

justin-bieber-never-say-neverSe a fare la storia di un luogo ci pensano gli uomini che lo hanno frequentato allora basti pensare che John Lennon si è esibito lì per l’ultimo concerto per capire cosa significhi Madison Square Garden per la città di New York. Justin Bieber è salito su quel palco a 16 anni, con un sold out dei biglietti in 22 minuti e un documentario che lo rivive nei dieci giorni precedenti l’evento. Si chiama “Never Say Never” ed esce nelle sale italiane per un giorno solo, domani 21 aprile, su distribuzione Universal.

Sul palco lo accompagna il ‘mentore’ Usher, debutta il figlio di Will Smith (Jaden) e duetta con lui Miley ‘Hannah Montana’ Cyrus, come lui enfant prodige. Con una sola differenza: lei è figlia d’arte e ha ereditato dal padre Billy Ray il gene dello spettacolo. Per questo non ancora maggiorenne ha già scritto le sue memorie nel libro “La mia strada” (edito da Disney Libri), ma Justin non è da meno: “100% Justin Bieber. La biografia non ufficiale” (pubblicato da Mondadori) è solo uno dei volumi dedicati a questo giovane idolo nato dal web.

Il film racconta proprio questo: come fa un bambino di una cittadina canadese a conquistare il palco più iconico al mondo (quando lo ha visitato un anno prima non ci aveva mai messo piede in vita sua). Tutto merito di un click: da quando ha postato su YouTube il video della sua cover di Chris Brown è partito un tam tam senza precedenti. Justin era lì, seduto sul divano di casa, davanti ad una telecamera, ignaro che quel giorno aveva segnato il proprio destino.

A 2 anni già suonava la batteria con il vicino e subito dopo si esibiva ai compleanni locali, alle competizioni canore e persino strimpellando agli angoli delle strade con la chitarra in mano. Ma nel documentario c’è tutto questo e altro ancora: oltre alle performance del concerto, alle prove e alle ragazzine urlanti e piangenti si scoprono tante piccole curiosità che un’appassionata deve sapere. Dal colore preferito al tipo di pizza che mangia al fastfood (ma solo dopo la preghiera collettiva con gli amici!) si scopre un ragazzo di talento ma anche squisitamente normale che vuole i nonni sotto il palco (vicino a David Beckham, se possibile).

Piccoli divi crescono? Per il momento Justin pulisce ancora la stanzetta e ubbidisce alla mamma – che lo ha cresciuta da sola dopo la rottura con il compagno, 10 mesi dopo la sua nascita – e neppure una parodia di Tina Fey può fargli ottenere uno sconto sui doveri domestici di adolescente. Anche se può permettersi di sognare in grande (molto in grande) sa come dar valore ai piccoli gesti: durante il concerto invita sempre sul palco un’ignara spettatrice, la fa sedere al centro della scena e le offre un fascio di rose rosse gigante, mentre le dedica una canzone, la prende per mano e la abbraccia. Un ragazzino qualunque non avrebbe mai il coraggio né la sfrontatezza di farlo: per fortuna i riflettori sono come una pozione magica che ti trasforma in un supereroe per poi farti tornare te stesso a luci spente. Justin non può e non vuole neppure avvicinarsi a quell’interruttore: sa che le telecamere, come nel caso di questo documentario, lo seguono ovunque, anche (e soprattutto) quando piange, ha sonno, vorrebbe fare i capricci o giocare. È la ‘Bieber Fever’, bellezza, e ha un prezzo…

Alessandra De Tommasi

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