Jimmy della Collina – Recensione

Jimmy della Collina – Recensione

“Jimmy della Collina”: la lunga strada del riscatto

Regia: Enrico Pau – Cast: Nicola Adamo, Valentina Carnelutti, Francesco Origo, Massimiliano Medda, Giovanni Cantarella, Federico Carta, Mohammed El Gahilassi – Genere: Drammatico, colore, 90 minuti – Produzione: Italia, 2008 – Distribuzione: Aranciafilm – Data di uscita: 24 aprile 2008.

jimmydellacollina“Forse Jimmy non lo sa, ma qui da noi si usa fare un momento di silenzio e di riflessione prima di mangiare”: così Don Ettore (Francesco Origo) introduce la prima cena al nuovo arrivato nella comunità “la Collina”. Ma Jimmy (Nicola Adamo, giovane promessa del cinema italiano al suo esordio cinematografico) nel suo silenzio sente ancora solo, confusi e frastornanti, i rumori della fabbrica alla periferia di Cagliari in cui si è rifiutato di cercare lavoro, gli spari dei poliziotti che gli sono dietro in una corsa folle e solitaria da cane sciolto, il pianto sommesso dei genitori pieni di vergogna per quel figlio delinquente, le risate sguaiate e isteriche di Simone (Federico Carta, bravissimo e credibile nella parte del compagno di cella un pò svalvolato), i mattoni che cadono pesanti nella carriola e il battere di un martello nel cantiere della comunità dove adesso deve recuperare la sua vita.

Non riesce a distinguere la voce della sua coscienza, che ogni tanto parla alla sua anima di diciassettenne ribelle, che gli indica la sua vera strada, la sua vera natura; pensa di essere nato per fare il criminale, per fare il più furbo, mettere da parte un “bel gruzzolo” e vivere da signore, minimo sforzo per massima resa. Ma quello che Jimmy non sa è che “le vie del Signore sono infinte” e abbandonato dai suoi amici complici prima e da conoscenze fatte in galera poi, la sua fuga termina al punto di partenza: nell’esatto istante in cui un uomo si ritrova solo dinanzi alla necessità di prendere coscienza di sé.

Così, incollato alla poltrona, ma lontano da effetti speciali e riflessioni da film d’autore, lo spettatore accompagna il protagonista di questo film “di matrice federale” (la pellicola è stata realizzata con i fondi della Fondazione Ope e della Regione Sardegna), in un viaggio interiore, semplice e contrastatissimo, un travaglio emotivo che porta Jimmy alla sua seconda vita. Un ottimo film, nato dal bisogno di Enrico Pau di accendere la luce su un tema sempre difficile e attuale: la vita di un ragazzo prima e dopo l’esperienza del carcere. Quasi un documentario sulla vita dei giovani della comunità “la Collina”, sorta sulle colline di Serdiana per volontà e impegno di Don Ettore Cannavera (cappellano del carcere minorile di Quartucciu).

Una testimonianza diretta – data anche dagli ospiti della casa, che hanno partecipato attivamente alle riprese del film (alcuni interpretando sé stessi) – di come si possa superare il trauma del crimine commesso e della pena da scontare, l’arresto brusco e il repentino cambio di direzione dell’esistenza. Toccante il momento della confessione del personaggio di Claudia (interpretato magistralmente dalla poliedrica Valentina Carnelutti), l’educatrice di cui s’invaghisce Jimmy. Istruttivo e interessante come il libro di Massimo Carlotto di cui è parziale trasposizione cinematografica. Da non perdere!

Annamaria Pugliese

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