Jeunesse – Recensione

Jeunesse – Recensione

Primo lungometraggio di Justin Malle, nella doppia veste di regista e sceneggiatrice, con un film che parla di contrastanti emozioni, come la scoperta dell’amore, l’accettazione della malattia, il buttarsi alle spalle l’infanzia per entrare nell’età adulta

(Youth) Regia: Justine Malle – Cast: Esther Garrel, Didier Bezace, Emile Bertherat, Lucia Sanchez, Christèle Tual, Augustin Bonhomme, Elisabeth Baranès – Genere: Drammatico, colore, 71 minuti – Produzione: Francia, 2012.

jeunesse“Jeunesse”, in concorso al Festival del Film di Roma, nella sezione Alice nella città, segna il debutto alla regia cinematografica di Justine Malle, figlia del noto cineasta Louis. È la storia, in parte autobiografica, di un periodo della vita della regista, quello in cui ha perso il padre, nel giro di un anno, a causa di una malattia degenerativa, e al contempo viveva una forte attrazione per il giovanotto che sarebbe poi diventato suo marito.

La Malle ha affermato che è proprio questa “coincidenza tra malattia, decadenza da un lato e la rivelazione dell’amore e del desiderio dall’altra” a costituire l’essenza del suo film.

Esther Garrel, ben si presta a trasmettere le ansie esistenziali di Juliette, la protagonista, che non riesce ad accettare la malattia del padre e l’idea di perderlo, rinunciando a volte ad andarlo a trovare per fuggire la sofferenza.

La Garrel buca lo schermo, con la sua naturalezza e la sua semplicità, mostra le inquietudini di Juliette, e il loro fondersi alla sua voglia di crescere e di trovare una stabilità affettiva; il suo non accettare la malattia paterna, il rifuggirne la sofferenza che questa causa, è il naturale risultato della sua difficoltà a camminare da sola, poiché solo nel rapporto col padre ha sempre trovato la carica per affrontare le cose della vita.

Il film però, nonostante le buone premesse e il coinvolgimento emotivo che riesce a suscitare nello spettatore, risulta nel complesso incompleto, non risolto, quasi una sorta di lavoro preparatorio che fa pensare ad un successivo lavoro di cesello.

La Malle è brava, ma ancora ha tanto da imparare.

Maria Grazia Bosu

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