Itaker – Vietato agli italiani – Recensione

Itaker – Vietato agli italiani – Recensione

Racconto di crescita e di lotta tra sopravvivenza e sentimenti

Regia: Toni Trupia – Cast: Francesco Scianna, Monica Birladeanu, Michele Placido, Tiziano Talarico – Genere: Drammatico, colore,  98 minuti – Produzione: Italia, 2012 – Distribuzione: Cinecittà Luce – Data di uscita: 29 novembre 2012.

itakerItalia, primi anni Sessanta. Il giovane napoletano Benito (interpretato da Francesco Scianna) dopo l’esperienza del carcere, ha l’occasione di poter tornare a fare l’operaio in Germania. Egli si assume il compito di riportare dal padre, dal Trentino dove da qualche tempo vive, il piccolo Pietro di 9 anni (l’esordiente Tiziano Talarico). Il bambino da poco rimasto orfano di madre si affida totalmente a Benito e dotati di un passaporto e pochi vestiti partono per una seconda chance di vita. L’uomo è convinto di dover convivere col bambino solo per la durata del viaggio, ma una volta a Bochum per i due non sarà così facile rintracciare il padre, il quale nel frattempo ha cambiato nome e si è rifatto unavita con una donna del luogo.

Nel curatissimo “Itaker” di Toni Trupia sfilano personaggi svariati: il bambino sradicato dalla sua terra, il toscano goffo e impacciato, il dipendente turco, la barista rumena, unica figura materna. Esse sono tutte figure accomunate dalla stessa determinazione, desiderose di riscattarsi dalla povertà. Non manca lo stereotipo politico dettato dal personaggio dell’operaio comunista (non-violento, lettore de L’Unità, con basco e barba da Che d’ordinanza e naturalmente solidale, comprensivo e buono come il pane) che convive insieme ad altri lavoratori nella baracca dove dormono i protagonisti.

“Itaker” è realistico e poetico allo stesso tempo. La dimensione del viaggio come maturazione e presa di coscienza, il tema dello sfruttamento, la vita difficile in quelle baracche delle fabbriche, tutte uguali, gli atteggiamenti razziali nei confronti degli immigrati, strascico del periodo bellico. “Itaker”, ricorda per la tematica “Pane e cioccolata”, storia di un emigrato italiano in Svizzera interpretato da Nino Manfredi e a tratti il neorealista “La Terra trema” di Luchino Visconti.

Nella prima parte la pellicola riesce a catturare l’attenzione dello spettatore, con un abile uso dei volti e dei paesaggi (efficace la rappresentazione iniziale di un Trentino nebbioso e freddo) la Germania, con tanto di comignoli incombenti della fabbrica realizzati al computer e un dispiegamento dei fatti ben calibrato. Nella seconda parte il ritmo e l’andamento della storia cominciano forse a vacillare.

L’idea di Trupia nel complesso risulta interessante e resa coinvolgente dalla bravura lampante dei personaggi. Tra i due colossi Michele Placido, nella parte del malavitoso e Francesco Scianna, l’umile lavoratore, spicca ugualmente il piccolo Pietro (Tiziano Talarico). Tuttavia si avverte il bisogno di una spinta creativa in più data dal fatto che il lavoro avrebbe potuto avere la possibilità di spingersi un po’ oltre (non sembrano mancare le potenzialità registiche), rinunciando al facile appeal del prodotto televisivo.

L’espediente del finale lasciato aperto, ricorda molto quello delle fiction televisive, utilizzato in genere per indicarne un seguito. Sarà così anche per “Itaker”?

Giulia Surace

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