Eco Del Cinema

Io sto con la sposa – Recensione

Un film sulle frontiere e l’arte di vivere insieme

Regia: Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry – Cast: Tasneem Fared, Abdallah Sallam, MC Manar Manar, Alaa Bjermi, Ahmed Abed – Genere: Docu-fiction, colore, 89 minuti – Produzione: Italia, Palestina, 2014 – Data di uscita: 9 ottobre 2014.

io-sto-con-la-sposa-locSostiene Zygmunt Bauman: le frontiere sono spesso campi di battaglia, ma anche luoghi di workshop creativi dell’arte del vivere insieme. Lo sa bene Gabriele Del Grande che, frequentandole da reporter, ha dato vita con “Io sto con la sposa”, il suo primo film da attore e regista, ad un’opera che sul nostro modo di “vivere insieme” ha molto da dire.

Dopo anni di viaggi, naturalmente al servizio di testate non italiane, intorno ai paesi del Mediterraneo martoriati da guerre e disordini sociali, questo giovane giornalista ci porta stavolta in Europa per svelarci qualcosa in più di noi.

Con la telecamera del regista Antonio Augugliaro e lo sguardo di apolide di un altro caro amico, il poeta palestinese Khaled al Nassiry, parte per condurre clandestinamente in Svezia, dove potranno chiedere asilo, un gruppo di cinque palestinesi e siriani, di recente sbarcati a Lampedusa.

Ed eccoci catapultati a quando il trattato di Schengen era ancora solo un miraggio, a quando cioè la mobilità verso i paesi a noi più vicini poteva facilmente trasformarsi in crimine. In quei tempi gli italiani che volevano entrare in Francia alla ricerca di una vita migliore, attraversavano il ‘passo della morte’, lo stesso sentiero cui giunge il gruppo di ‘illegali’, nel frattempo trasformatosi in un corteo nunziale. È lì che quel ‘loro’, con cui spesso ci si riferisce a chi viene da fuori, si muta inconsciamente in un ‘noi’ rivelatore.

La storia prosegue scandita dai racconti del vissuto dei personaggi, intrisi di un’umanità intensa. Canti antichi, che rievocano la dolce memoria di quei luoghi in cui si è nati ma di cui non si viene riconosciuti come cittadini, accompagnano il pensiero del futuro che, anche con la morte nel cuore, si tenta in tutti modi di vivere. Alle amare lacrime per i dispersi dei tragici naufragi davanti alle coste siciliane, si mischiano le risate nello scoprire che anche sulle piccole cose siamo tutti uguali, e il viaggio continua volgendo in poco tempo verso la fine.

Continua anche per lo spettatore, che, non se ne è accorto, ma ha cominciato a battere i piedi da sotto le poltrone perché il gruppo prosegua senza essere bloccato dalle forze dell’ordine. Comincia, cioè, anche lui a partecipare alla stessa disobbedienza da cui “Io sto con la sposa” trae origine. Accetta dunque l’invito politico di Del Grande a cambiare le leggi che non funzionano e a ripensare il concetto di frontiera, o meglio, la sua estetica.

È arrivando ai titoli di coda, dunque, che si deve dar ragione a Bauman: le frontiere sono anche terreni in cui possono venire gettati e far germogliare i semi di forme future di umanità.

Cecilia Sabelli

Io sto con la sposa – Recensione

Articoli correlati

Condividi