Invincibile – Recensione

Invincibile – Recensione

Un film di Werner Herzog su Hitler e l’antisemitismo, nella storia di un ebreo e il suo incontro con un illusionista

(Invincible) Regia: Werner Herzog – Cast: Tim Roth, Jouko Ahola, Anna Gourari, Max Raabe, Jacob Wein, Udo Kier – Genere Drammatico, colore, 130 minuti – Produzione: USA, 2001 – Distribuzione: Ripley’s Film – Data di uscita: 25 luglio 2008.

invincibilePresentato al Festival di Venezia nel 2001 e tratto da una storia vera “Invincibile” è un affresco della Germania alle soglie dell’avvento di Hitler. Nel 1932 in Polonia, Zishe, giovane ebreo dalla forza smisurata, viene notato da un impresario e portato a Berlino presso il Palazzo dell’occulto dell’illusionista danese Erik Jan Hanusen. Diventerà la sua attrazione principale e le vite dei due personaggi s’intrecceranno nel pubblico come nel privato.

Una donna, la pianista Marta Farra andrà, come di consueto, a rompere gli equilibri del rapporto tra i due. Zishe/alias Sigfrid all’inizio appare frastornato dalle mille luci di Berlino e non capisce che tutto quello che vede intorno a sé non è solo innocua magia da saltimbanchi, ma l’inizio di un incubo che segnerà la vita di tanti ebrei come lui. Del resto, secondo la religione ebraica, ogni anno nascono 36 “giusti” destinati a portare sulle proprie spalle il peso della sofferenza della loro gente e chi più di lui può farlo da novello Sansone?

Le note rubate del terzo concerto di pianoforte di Beethoven e una sala circondata da un acquario pieno di meduse bianche fluttuanti fanno da sfondo al risveglio del giovane che sul palco confesserà il suo non essere ariano. L’antisemitismo finora latente s’insinua tra le luci della ribalta e quello che sembrava solo un gioco si rivelerà per quello che è. A vedere Zishe/Sansone andranno non solo i rabbini ma anche membri di spicco dell’oligarchia nazista, tra cui Himmler e Goebbels. La maschera grottesca di Hanusen si sgretolerà in un crescendo da quello sera.

Accusato e processato per i suoi trucchi, il mago di Hitler, un Tim Roth in stato di grazia, uscirà un’ultima volta dal suo “Ministero dell’Occulto” avvolto in un mantello vampiresco rivelandosi ebreo. Sarà ucciso da quegli stessi nazisti cui prima era tanto vicino. Herzog continua la sua esplorazione nell’animo umano contrapponendo la forza fisica ai poteri della mente usando tecniche d’ipnosi come in “Cuore di pietra”. Alla fine non c’è salvezza per nessuno e resta solo “l’orrore” rappresentato da una miriade di granchi rossi sognati su una spiaggia.

Il ghigno di Roth fa perfettamente da contrappunto allo sguardo naif del finlandese Jouko Aholache veramente eletto nel 1997 “uomo più forte del mondo”. Assolutamente in parte anche la pianista Anna Gourari, quasi persa nel visionario Palazzo dell’Occulto, in bilico tra due uomini opposti l’uno all’altro. Non è la prima volta che il cinema s’interessa a Hanusen, personaggio realmente esistito famoso per aver fatto parte della “Corte di Hitler”, come suo mago e astrologo personale. Nel 1988 Hanusen era già stato interpretato da Klaus Maria Brandauer diretto da Istvàn Szabò, nella “Notte dei maghi”.

Ivana Faranda

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