Incontrerai l’Uomo dei Tuoi Sogni – Recensione

Una commedia poco brillante in cui Woody Allen ripete sé stesso

(You Will Meet a Tall Dark Stranger) Regia: Woody Allen – Cast: Josh Brolin, Anthony Hopkins, Freida Pinto, Naomi Watts, Antonio Banderas, Lucy Punch, Naomi Watts, Pauline Collins, Kelly Harrison, Ewen Bremner, Neil Jackson, Lynda Baron, Fenella Woolgar, Robert Portal, Jim Piddock, Celia Imrie, Roger Ashton-Griffiths, Anna Friel, Theo James, Christopher Fulford, Johnny Harris, Alex MacQueen, Anupam Kher, Meera Syal, Joanna David, Geoffrey Hutchings, Natalie Walter, Shaheen Khan, Amanda Lawrence, Zak Orth, Rupert Frazer, Eleanor Gecks, Christian McKay, Philip Glenister, Jonathan Ryland, Pearce Quigley – Genere: Commedia sentimentale, colore, 108 minuti – Produzione: USA, Spagna, 2010 – Distribuzione: Medusa – Data di uscita: 3 dicembre 2010.

incontrerai-l-uomo-dei-tuoi-sogniGuardare un film di Woody Allen è come sedersi su un treno e vedere il paesaggio scorrere al di là del vetro: a volte può essere affascinante, a volte monotono. Ad ogni modo non riesce mai a toccarti davvero ed è destinato a essere dimenticato una volta lasciato alle spalle.

Questo film, nonostante sia forse uno dei meno riusciti, non è diverso da molti girati da Allen, anzi si può dire che i personaggi riassumano quelli di tutti i suoi film più famosi: dall’amore di due persone con grande differenze di età (“Basta che funzioni”), alla crisi esistenziale di uno dei protagonisti (“Hollywood Ending”), non troviamo nulla di nuovo, o che valga la pena di essere raccontato.

Siamo a Londra, dove due coppie di generazioni diverse si trovano ad avere gli stessi identici problemi e, per risolverli, rincorrono vane illusioni, che non li porteranno da nessuna parte, facendoli stare peggio di prima. Da un lato c’è Alfie, che lascia la moglie dopo 40 anni di matrimonio per rincorrere il sogno di una nuova giovinezza, finendo per commettere l’enorme errore di sposare una donna al di fuori delle sue possibilità, solo per salvare l’apparenza e l’autostima. La moglie Helena, dal canto suo cerca di trovare risposte nella sfera spirituale, pagando una ciarlatana per farsi dire ciò che vuole sentire, perdendo la testa.

L’altra coppia è composta Sally (figlia di Alfie ed Helena) e Roy, giovani ma già vecchi dentro, che hanno rinunciato a sogni e grandi progetti, vivendo una fase di stallo tra un figlio che non arriva e un libro che non riesce ad essere finito. Entrambi sfogano le loro frustrazioni in ipotetiche relazioni extraconiugali con due affascinanti partner, anche questi carichi dei loro problemi.

Dunque i personaggi hanno tutte connotazioni negative: sono nevrotici, traditori, meschini, folli, eppure ci appaiono estremamente umani nelle loro debolezze. Insomma: materiale di analisi ce n’è parecchio, ma Allen preferisce limitarsi a narrare gli eventi senza approfondirli, come se lo sforzo non valesse l’impresa, dando vita ad un film che, per quanto possa avere trovate divertenti, dialoghi brillanti e soprattutto un cast composto da star di eccellenza, non ha né capo, né coda.

Il cinico (e furbo) regista ci trasmette il messaggio che l’uomo ha bisogno di illusioni per vivere e tutte sono migliori della realtà, ma non per questo ci fanno vivere meglio. Per farlo, prende esempio dal grande maestro William Shakespeare, il quale del suo “Macbeth” dice: ‘una storia ricca di suoni e furia, ma priva di significato’. Così è anche in questo caso, lasciando lo spettatore con la spiacevole sensazione che il film sia stato troncato a metà.

Federica Palma

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