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In ordine di sparizione – Recensione

Tra Tarantino e Kubrick passando per i Cohen una commedia pulp capace di intrecciare azione e poesia

Regia: Hans Petter Moland – Cast: Stellan Skarsgård, Bruno Ganz, Pål Sverre Hagen, Jakob Oftebro, Birgitte Hjort Sørensen – Genere: Azione, colore, 116 minuti – Produzione: Norvegia, Svezia 2014 – Distribuzione: Paradox (Paradox Film 2 AS) – Data d’uscita: 29 maggio 2014.

inordinedispaIn un paese molto piccolo e molto innevato della Norvegia di cui non ci è dato sapere il nome, ogni anno viene eletto un cittadino modello. Quest’anno il grande onore tocca a Nils, che guida ogni giorno il suo enorme spazzaneve lungo la stessa strada, rendendola, in questo modo, perennemente agibile. La sua vita scorre lenta e si ripete uguale mattina dopo mattina, notte dopo notte, nevicata dopo nevicata. Ad interrompere questa dimensione atemporale e prettamente routinaria è una tragedia: la morte per overdose di suo figlio, appena diciottenne. Nils non riesce ad accettare questa versione dei fatti: non potrebbe mai perdonarsi di non essersi accorto di nulla, di aver fallito come padre. E, in effetti, questi suoi sospetti lo porteranno a scoprire che il figlio è stato assassinato per ordine del “Conte”, giovane boss che si divide il controllo del traffico di droga del paese con una banda di serbi, con cui è in contrasto da sempre. Nils decide immediatamente di farsi vendetta ma per poter arrivare al “Conte” dovranno morire molte altre persone.

Ironico e al tempo stesso cupo, il film è kubrickiano nell’utilizzo del colore bianco come dimensione metafisica di uno spazio senza tempo e di un luogo in cui il protagonista vive come “fuori” dagli eventi; un bianco ovattante e rassicurante che in realtà imprigiona la sua vita in una gabbia che solo apparentemente gli permette di condurre un’esistenza modello.

Questo film ha, in realtà, due anime che si manifestano attraverso un forte contrasto cromatico: una prima in cui predominano scene di violenza pura, in cui la tonalità maggiore è il rosso sangue; una seconda dove prevalgono lunghi piani sequenza di paesaggi innevati, candidi, bianchi e puri. Questi due colori riflettono il contrasto emotivo esistente nell’animo del protagonista: un uomo onesto, cittadino modello, che non esita però a trasformarsi in un “vendicatore” senza scrupoli quando attaccato nell’intimo dei suoi affetti, capace quindi di macchiarsi di rosso, pur senza perdere un tocco di bianco, che rimane il soffio vitale del suo spirito.

A suo modo “epico” nel trasporre sulla scena le varie sfaccettature del rapporto tra Padri e Figli (anche il “Conte” e il capobanda serbo sono due padri), sebbene in un’atmosfera trasognata e surreale, il film riprende anche Tarantino in alcune soluzioni grafiche: ad ogni omicidio compiuto da Nils, segue una schermata nera con scritto in bianco il nome del protagonista, il suo nome da criminale e la sua religione. Si tratta di una tecnica notevole per tenere gli occhi puntati sul conto dei corpi, senza glorificare la violenza. Il pubblico è costretto a notare il defunto, non importa quanto rilevante esso possa essere stato, o perché meritava di morire.

Magistrale l’interpretazione di Stellan Skarsgard (Nils) che contribuisce a rendere “In ordine di sparizione” un film eccellente, anche se distribuito in copie limitate. Al massimo potrete aspettare l’inevitabile remake hollywoodiano; se saranno intelligenti, non cercheranno un altro attore.

Micol Koch

In ordine di sparizione – Recensione

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