In linea con l’assassino – Recensione

In linea con l’assassino – Recensione

Un thriller ad alta tensione con un cast stellare e un regista di tutto rispetto come Joel Schumacher

(Phone Booth) Regia: Joel Schumacher – Cast: Colin Farrell, Forest Whitaker, Kiefer Sutherland, Katie Holmes, Paula Jai Parker, Tia Texada, John Enos III, Richard T. Jones, Keith Nobbs, James MacDonald, Josh Pais, Yorgo Constantine, Domenick Lombardozzi, Svetlana Efremova, Tom Reynolds, Maile Flanagan, Billy Erb – Genere: Thriller, colore, 81 minuti – Produzione: USA, 2002 – Distribuzione: 20Th Century Fox – Data di uscita: 27 luglio 2003.

inlineaconassassinoPer “In linea con l’assassino” Joel Schumacher, noto per pellicole di tutto rispetto come “Batman e Robin”, “8MM – Delitto a luci rosse” e “Un giorno di ordinaria follia” si è avvalso di uno stimabile cast portando sul set Colin Farrell, Kiefer Sutherland (nomination “miglior cattivo” agli MTV Movie Awards), Radha Mitchell, Forest Whitaker e Katie Holmes.

Nel film Stuart Shepard (Colin Farrell) è un modesto pubblicitario che si reca ordinariamente nel cuore di Manhattan per chiamare Pam (Katie Holmes) con la quale ha una relazione extraconiugale (non consumata). Un giorno però, al termine della chiamata dalla solita cabina telefonica, il telefono squilla ancora. Uno psicopatico (Kiefer Sutherland) ordina a Stuart di non riattaccare poiché lo tiene sotto tiro e potrebbe ucciderlo in qualsiasi momento e glielo prova sparando a un uomo in modo tale che la colpa ricada su di lui. Shepard per restare in vita dovrebbe esaudire le richieste del criminale…

La sceneggiatura di “In linea con l’assassino” è stata scritta da Larry Choen, che inizialmente aveva proposto ad Alfred Hitchcock l’idea di un film interamente girato in una cabina telefonica, che però fu impossibile da realizzare, tanto che il progetto venne accantonato sino alla fine degli anni Novanta. Poi Joel Schumacher ha deciso di dirigere la pellicola che è stata realizzata in soli dodici giorni.

Inoltre è palese il riferimento all’uccisione dello stupratore Amadou Diallo, freddato con quarantuno colpi dalla polizia, nella scena in cui il killer minaccia Shepard di non muoversi poiché la polizia potrebbe colpirlo anche se cercasse di tirar fuori il portafoglio (proprio com’era successo nel caso Diallo).

Il thriller è ambientato in una piccola parte di una immensa e bellissima (ma anche pericolosa) città come New York (che in realtà è stata ricostruita a Los Angeles), abitata da persone che non si rendono ben conto di ciò che sta accadendo. La tensione è costante, tanto che lo spettatore si immedesima a tal punto da avvertire sulla propria pelle la paura e l’angoscia di Shepard, che potrebbe essere colpito in ogni momento da un qualsiasi e irriconoscibile punto della città che lo circonda. Chiunque si sentirebbe con le spalle al muro sapendo di non potersi spostare da un piccolo e angusto spazio come quello di una cabina telefonica, che diventa inevitabilmente luogo di un incubo apparentemente infinito.

Nel momento in cui la polizia sospetta che Shepard sia l’assassino il panico invade allo stesso terribile modo il protagonista e lo spettatore, cominciando a far scorrere nella mente una limitatissima serie di possibili, anzi quasi impossibili, soluzioni fino a perdere ogni minima speranza. Si può dunque aggiungere che i brevi e intensi ottantuno minuti non annoiano mai.

Un film che rimarca fortemente la scelleratezza mentale che imperversa realmente ogni giorno nelle nostre strade, spegnendo in un soffio le vite di persone innocenti, costringendoci a vivere nel terrore di non poter uscire serenamente neanche per prendere una boccata d’aria o per fare una semplice telefonata poiché il male è dove meno te lo aspetti.

Giusy Del Salvatore

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