Il viaggio di Fanny

Il viaggio di Fanny - Recensione: l’orrore del nazismo attraverso gli occhi dei bambini in fuga

Per il suo terzo lungometraggio, Lola Doillon si ispira alla storia vera di Fanny Ben-Ami, che racconta in un libro come da bambina sia riuscita a salvare se stessa e le proprie sorelle dalla follia delle persecuzioni naziste.

"Il viaggio di Fanny" è il racconto sentito dell’infanzia negata, di come i drammi della vita costringano a crescere velocemente, è un viaggio attraverso il dolore, la solitudine e la perdita degli affetti più cari. La Doillon racconta un brandello di storia di Francia di interesse universale, filtrando il tutto attraverso la purezza dei bambini protagonisti delle vicende.

Il viaggio di Fanny: bambini ebrei affidati a delle colonie dai genitori nella speranza di salvarli dai campi di sterminio

Durante la Seconda Guerra Mondiale un pugno di persone coraggiose e altruiste si sono adoperate, a rischio della loro vita, per costituire delle colonie in cui ospitare i bambini ebrei, nel tentativo di sottrarli alla furia nazista, che effettuava inauditi rastrellamenti a tappeto. Grazie a queste persone di buona volontà molti bambini sono sopravvissuti al genocidio, seppur la maggior parte di loro non abbia più riabbracciato i propri cari.

La regista, per rispettare i canoni della finzione e creare la giusta empatia con il pubblico, fonde al racconto di Fanny l’esperienza di altri bambini, realizzando un racconto drammatico ma anche avventuroso, carico di quel pathos che riesce a coinvolgere anche i più piccoli nella narrazione. La Doillon sceglie di realizzare un film privo di vere e proprie scene di guerriglia, o di bombardamenti, il girato non mostra mai il conflitto in modo cruento, lasciando percepire il dramma dagli sguardi dei protagonisti, dalla violenza verbale, da notizie apprese da terzi. La crudeltà e il pericolo sono comunque presenti in modo costante, la tensione è sempre alta, e ampio spazio è dato al percorso intimo e personale dei bambini, alcuni dei quali piccolissimi, che devono appellarsi ad ogni energia per sopportare fame, sofferenza e disperazione.

Il viaggio di Fanny: un film ben fatto per non abbassare mai la guardia sulle possibili vie distorte e disumane che il genere umano può percorrere

Bravissimi gli attori bambini, e brava Cécile De France nei panni di Madame Forman, personaggio che racchiude in se le figure di diverse donne che si sono spese a favore per questi sfortunati bambini. Convincente anche Stéphane De Groodt, abituato a ruoli ben più leggiadri, nella sua interpretazione di Jean, un contadino che presta soccorso ai malcapitati.

Belli i movimenti della macchina da presa, che fonde riprese intimiste a ad un girato proprio della narrazione epica, con riprese dall’alto di ampio respiro, difficilmente adoperate per racconti di questo genere, a dimostrazione che si può fare un cinema che potrebbe essere definito ‘sociale’, senza privare il racconto della giusta enfasi visiva.

Impossibile non pensare alle tante persecuzioni dell’oggi, che vedono bambini in fuga dai loro paesi di origine, a mostrare come il male e la follia umana non abbiano mai fine.

"Il viaggio di Fanny", trionfatore al Giffoni 2016, giustamente promosso in Italia in concomitanza delle manifestazioni per la giornata della memoria, grazie agli sforzi della Lucky Red di Andrea Occhipinti, è un film sentito e ben fatto, un monito a non dimenticare, un inno al coraggio e alla determinazione.

Maria Grazia Bosu

  • Titolo originale: Le Voyage de Fanny
  • Regia: Lola Doillon
  • Cast: Léonie Souchaud, Fantine Harduin, Juliane Lepoureau, Ryan Brodie, Anaïs Meiringer, Lou Lambrecht, Jeanne Abraham, Pascaline Crêvecoeur
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 94 minuti
  • Produzione: Francia, 2016
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Data di uscita: 24 Gennaio 2017

Il viaggio di Fanny“Il viaggio di Fanny” è un film drammatico che descrive la sopravvivenza di una bambina e dei suoi amici durante il periodo buio e torbido del nazismo.

Siamo nel 1943, anno in cui la Francia è occupata dai tedeschi; è qui che una coppia decide di mandare le proprie figlie (Fanny, tredicenne, e le sorelle minori di sette e otto anni) in un orfanotrofio per bambini ebrei nel nord Italia, poco lontano dal confine che divide Italia, Francia e Svizzera.

Le cose sembrano andare bene fin quando i nazisti non arrivano sul suolo italiano; è allora che alcuni membri dell'orfanotrofio pianificano una spedizione per inviare i ragazzi sul confine svizzero, rimasto neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale.

Fanny, le sue sorelline e altri bambini ebrei si ritroveranno a compiere un viaggio alla ricerca della salvezza, da soli e senza nessun punto di riferimento, a correre senza sosta per un lunghissimo percorso a piedi, pieno di difficoltà e paure, inseguiti da ufficiali tedeschi sulle loro tracce.

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