Il segreto di Italia – Recensione

Il segreto di Italia – Recensione

Il segreto di Italia, una delle tante vicende che la storia ha dimenticato

Regia: Antonello Belluco – Cast: Gloria Rizzato, Romina Power, Alberto Vetri, Fabrizio Romagnoli, Giovanni Capalbo – Genere: Drammatico, colore, 98 minuti – Produzione: Italia, 2014.

ilsegretodiitaliaIl film di Antonello Belluco racconta una delle tante storie che la storiografia ha quasi sempre dimenticato di raccontare.

Romina Power interpreta Italia Martin, una donna veneta che nel 1945, quando aveva solo quindici anni, ha vissuto sulla propria pelle il lato oscuro e violento di quella che fu la “liberazione”. L’episodio si inserisce storicamente all’interno dell’eccidio di Codevigo, commesso dai partigiani comunisti. Sono passati cinquantacinque anni da allora e Italia  ancora non ha superato quell’episodio traumatico che, in occasione di un ritorno nel luogo dove avvenne, riaffiora più forte che mai.

Nell’opera di Belluco sembra essere volutamente, a tratti in maniera un po’ didascalica, istituita una specularità tra micro e macro cosmo, tra la storia personale di una famiglia e la storia di una nazione. Il dramma vissuto da Italia è chiaramente il dramma vissuto dall’Italia tutta nel momento in cui anche la ‘liberazione’ ha avuto bisogno di servirsi delle armi.

Dunque, seppure il regista abbia negato delle velleità polemiche di stampo storico ideologico, è chiaro che, questo film, mentre  trova uno dei suoi valori nella capacità di raccontare i suoi personaggi con la delicatezza propria di un abbraccio, si carica di interesse anche a partire dal fatto che la prospettiva dalla quale sceglie di guardare ai fatti storici a cui è ispirato, è decisamente in controtendenza con quella generalmente adottata e riconosciuta vera.

Per chi volsese porsi al vertice di uno sguardo sul passato, attento a comprenderlo nel significato che ha avuto prima per le persone che per la storiografia e la politica, il percorso seguito da Belluco con questo lavoro può essere un’ottima traccia; la scelta del dialetto veneto per i personaggi ad esempio, pur compromettendo leggermente la comprensibilità di alcuni dialoghi, favorisce lo spettatore nella formazione di un’immagine verace di quelle persone.

Claudio Di Paola

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