Il racconto dei racconti – Tale of Tales – Recensione

Il racconto dei racconti – Tale of Tales – Recensione

Il racconto dei racconti – Tale of Tales: regale e selvatico, aulico e rude, reale e fantastico amalgamati da Matteo Garrone in “Il racconto dei racconti”

  • Titolo originale: Il racconto dei racconti, Tale of Tales
  • Regia: Matteo Garrone
  • Cast: Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, Laura Pizzirani, Franco Pistoni, Giselda Volodi, Giuseppina Cervizzi, Jessie Cave, Bebe Cave, Guillaume Delaunay, Eric MacLennan, Nicola Sloane, Vincenzo Nemolato, Giulio Beranek, Davide Campagna, Shirley Henderson, Hayley Carmichael, Stacy Martin, Kathryn Hunter, Ryan McParland, Kenneth Collard, Renato Scarpa
  • Genere: Fantasy, colore, 125 minuti
  • Produzione: Italia, Francia, Gran Bretagna 2015
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Data di uscita: 14 maggio 2015

taleoftalesTre storie diverse si delineano su tre cucuzzoli reali. Separati da una natura incontaminata, ma piuttosto selvaggia, la tavolozza di Matteo Garrone per “Il racconto dei racconti” attinge alle tracce partenopee percorse quasi 400 anni fa da Giambattista Basile nella nota raccolta di fiabe “Cunto de li cunti”.

 Le leggi del destino muovono e sfilacciano le corde che tengono unite le relazioni dei regnanti di ciascun castello. Il primo concede a prezzo della morte un figlio alla regina, il secondo un marito alla figlia e, per ultimo, il terzo, conquistando la mano dell’amata, ‘incorona’ di nuovo se stesso. La solitudine pur respinta con ogni mezzo regna incontrastata nei luoghi e nei personaggi, trasformando, nel profondo inconscio dello spettatore, la bellezza dei colori in pennellate scure e cupe, affreschi di molteplici “io” labirintici nascosti da sontuosi abiti barocchi.

 La differenza e la somiglianza, temi principi della pellicola, dissanguano i personaggi. Nel castello del re di Strongcliff (Vincent Cassel), la sorella della neo regina Dora è memore di un’auspicata giovinezza che desidera recuperare a tutti i costi; così come la regina di Longtrellis (Salma Hayek) è ossessionata dalla magica somiglianza del suo amato figlio Elias con il compagno/fratellastro Jonah. Nel castello di Highhills la coazione ossessiva del re (Toby Jones) graverà sulle spalle di sua figlia disegnando per lei: da una parte ciò che desiderava tanto, uscire dalla monotonia del castello sposandosi, dall’altra, la controparte oscura e selvaggia di una libertà ‘condizionata’.

“Il racconto dei racconti – Tale of Tales” si rivela un fantasy artigianale che vuole rimanere fedele alla realtà

Nella pellicola di Garrone tutto è immerso in paesaggi ancestrali che, accostati a interni favolosi, imprimono sullo schermo un che di misterioso e fantastico; una vera gioia per gli occhi. Per merito del direttore della fotografia Peter Suscitzky, la malcelata passione del regista per la pittura finisce per mescolare reale e fantastico, senza l’ausilio di particolari ricostruzioni digitali o rilevanti effetti speciali. Ciò che colpisce è proprio la ‘relativa’ semplicità delle immagini, frutto dell’ottimo lavoro d’artigianato, distante, per fortuna, dall’artificiosità meramente spettacolare propria di altri fantasy.

Il racconto dei racconti – Tale of Tales: molteplici chiavi di lettura per un film dove l’immagine diventa simbolo

Le chiavi di lettura del film sono molteplici, e con l’ausilio prettamente filmico del ‘non narrato’, lo spettatore è invitato a interrogare il proprio intelletto, finanche la fantasia, per scoprire meglio ciò che sta dietro, e sotto, nel profondo. Così, Garrone, per compensare le mancanze narrative (probabilmente volute), soprattutto del finale, si serve di ripetuti momenti di silenzio in accordo a superbe inquadrature atte a simbolo. I numerosi piani lunghissimi dei castelli, della natura incontaminata, ospitale con la bellezza di Dora e allo stesso tempo dura e tagliente con la povera sorella, o ancora la memorabile scena dove la regina Hayek nerovestita morde il cuore scarlatto del mostro marino in una stanza bianca d’innocenza, colore del suo futuro Elias, ne sono solo un esempio.

Il montaggio avvalora la qualità filmica riuscendo abilmente a rinforzare il tenue raggio che tiene strette la realtà e la fantasia, l’aulico e il rude, il regale e il selvaggio, fino a condurci al caratteristico finale che, prima di chiudere il sipario, ci lascia con una scena in bilico fra teatro e circo, vagamente felliniana.

 Redenzione dell’anima, metamorfosi, crescita sono gli ingredienti fondanti del percorso dei personaggi e senza dubbio hanno coinvolto di riflesso lo stesso Garrone, legittimamente soddisfatto della riuscita di questa azzardata quanto affascinante sfida lanciata al cinema e a sé stesso con “Il racconto dei racconti”.

Pietro Paolucci

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