Il padre e lo straniero – Recensione

Il padre e lo straniero – Recensione

Due storie di dolore intrecciate, due padri si confrontano sul tema della disabilità in un delicato film  di Ricky Tognazzi

Regia: Ricky Tognazzi – Cast: Alessandro Gassman, Amr Waked, Ksenia Rappaport, Nadine Labaki, Leo Gullotta – Genere: Drammatico, colore, 113 minuti – Produzione: Italia, 2010 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 18 febbraio 2011.

il-padre-e-lo-stranieroNelle sale italiane a febbraio 2011, “Il padre e lo straniero”, ultima fatica di Ricky Tognazzi, è stato presentato in anteprima al Festival del Film di Roma 2010, nell’edizione del Festival dedicata al suo grande padre Ugo.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, che ha collaborato alla sceneggiatura, porta all’attenzione del pubblico il tema della disabilità, della sua accettazione, ma anche quello dell’amicizia, dell’amore, e soprattutto quello della paternità. Sono infatti due padri a dominare la scena, Diego, interpretato da Alessandro Gassman, e Walid, interpretato da Amr Waked. I due condividono lo stesso dolore, avere un figlio disabile, ma mentre Walid vive questa paternità con intensità affettiva e grande consapevolezza, Diego è ripiegato in una sorta di immobilismo.

Sarà la profonda amicizia che instaurerà con Walid a farlo crescere come padre e non solo. Ma il film è anche un giallo, che crea nello spettatore quel mix di curiosità e tensione, ed un inno alla convivenza amorevole tra persone di diversa cultura e religione,non a caso Diego è italiano, sua moglie Lisa, Ksenia Rappaport, è russa, Walid è siriano. Tognazzi mostra, senza pietismo, come il dolore possa distruggere i rapporti umani, e allo stesso tempo, se condiviso, crearne di nuovi.

La sofferenza, con l’evolversi delle vicende di Diego, lascia lo spazio alla consapevolezza, all’accettazione del proprio dolore, non passivamente, ma con la determinazione di chi vuole continuare a lottare per avere una vita completa.

Maria Grazia Bosu

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