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Il Ministro – L’Esercizio dello Stato – Recensione

Pierre Schoeller arriva nelle sale con un “Il Ministro – L’esercizio dello Stato” , pellicola allo stesso tempo disturbante e magnetica

(L’exercice de l’Etat) Regia: Pierre Schoeller – Cast: Arly Jover, Zabou Breitman, Michel Blanc, Olivier Gourmet, François Vincentelli – Genere: Drammatico, colore, 115 minuti – Produzione: Francia, Belgio, 2011 – Distribuzione: PFA Films, Feltrinelli – Data di uscita: 18 aprile 2013.

ilministroleserciziodellostato“È possibile trovare con la ragione un ordinamento che sia razionale, ma di una razionalità che contempli l’effettiva giustizia?”, questo si chiedeva nel 360 A.C. il grande filosofo greco Platone, e proprio questo aforisma sembra calzare a pennello alla vicenda narrata in “Il Ministro – L’esercizio dello Stato”.

A dare il via alla pellicola vincitrice di tre César nel 2012 ed osannata al Festival di Cannes dello scorso anno è un tragico evento: un pullman è precipitato in un burrone, molti ragazzi sono morti, e il ministro dei trasporti Bertrand Saint-Jean, corre sul posto per cercare di tamponare le conseguenze dell’incidente.

Se siete tra coloro che hanno amato “La seduzione del potere”, e pensate che la creatura di Pierre Scholler segua il filone a cui appartiene la citata pellicola con Meryl Streep del 1979, le vostre aspettative saranno deluse. “Il Ministro – L’esercizio dello Stato” rappresenta uno dei rari casi nella cinematografia in cui un film non può essere paragonato a nessuno già visto in precedenza. Più che un prodotto cinematografico ricorda infatti per le atmosfere rarefatte e a tratti inquietanti le opere della corrente pittorica del Surrealismo, quelle di Salvador Dalì in primis.

Il regista Pierre Schoeller sceglie di avvalersi di uno stile visionario, esemplificato dalla scena iniziale del film in cui una donna nuda viene inghiottita da un coccodrillo, per condurci dietro le quinte della politica di un paese occidentale, nel caso specifico la Francia. Questa scelta potrebbe sembrare ai più come un mero esercizio di stile da parte del regista, invece in questo caso l’eccentricità si dimostra funzionale a ciò che viene narrato.

In una situazione politica come quella odierna per un comune cittadino nulla è più distante e incomprensibile dei meccanismi della politica, ed è proprio questa sensazione di estraneità e di inquietudine, provocata dalla consapevolezza di non avere un vero potere su ciò che accade nella società in cui viviamo, ad essere perfettamente veicolata dalle potenti immagini della pellicola.

Il cuore del film non è solamente il ritratto di un mondo fatto di compromessi, inganni e favori; ma è soprattutto la vicenda di un uomo, un Ministro, assalito dai dubbi, in eterna lotta tra il fare ciò che è ‘razionalmente giusto’ e ciò che deve fare, magari andando contro i suoi principi, per conservare la sua posizione ricca di privilegi.

Il suo principale confessore diventa un quarantenne disoccupato che ha avuto la fortuna di essere assunto come suo autista e però per quasi tutta la durata dell’azione non proferisce parola, e soprattutto, anche quando esortato, non esprime mai un giudizio su quello che vede accadere intorno a sé. Che questa figura sia semplicemente la personificazione dell’incomunicabilità che esiste oggi tra le alte sfere della politica e coloro che ne sono al di fuori?

Ciò che stupisce veramente de “Il ministro – L’esercizio dello Stato” è che di solito quanto più un film è surreale e strano tanto più è alto il rischio che corre di annoiare mortalmente il pubblico. Grazie ad un montaggio veloce, e a scene degne dei migliori film d’azione, inserite quando meno te lo aspetti, l’attenzione del pubblico rimane sempre viva.

Oltre che all’abile regia di Pierre Schoeller il merito va attribuito sicuramente agli interpreti principali Olivier Gourmet, che dà volto e voce al ministro Saint-Jean, e a Michel Blanc che interpreta il suo braccio destro Gilles. Ad essere veramente stupefacente è poi la prova data da Sylvain Deblè, attore non professionista, nei panni dell’autista Martin Kuypers. La sua interpretazione spinge a chiedersi come mai non abbiamo sentito parlare prima di questo talento naturale.

“Il Ministro – L’esercizio dello Stato” è un film difficile, che richiede una certa concentrazione da parte dello spettatore, quindi non propriamente indicato per chi vede la sala come un momento di pura evasione. Ma se nel cinema cercate molto di più di questo “Il Ministro – L’esercizio dello Stato” è assolutamente un titolo da non perdere.

Mirta Barisi

Il Ministro – L’Esercizio dello Stato – Recensione

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