Il Grinta – Recensione

Il Grinta – Recensione

Jeff Bridges, burbero antieroe con un occhio solo. Josh Brolin, bandito sfigato dalla sorte segnata. E intanto i Cohen non sbagliano un film

(True Grit) – Regia: Ethan e Joel Coen – Cast: Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Matt Damon, Josh Brolin – Genere: Western, colore, 110 minuti – Produzione: USA, 2010 – Distribuzione: Universal Pictures Italy- Data di uscita: 18 febbraio 2011.

il-grinta-locandina-1E intanto i Coen non sbagliano un film. Questa parafrasi dell’album d’esordio di Luca Carboni (giuro che ne conosco solo il titolo!) illustra a dovere una convinzione diffusa tra i cinefili di mezzo mondo da circa vent’anni a questa parte. I fratelloni di Minneapolis sono probabilmente l’unica realtà cinematografica attuale in grado di mettere sempre d’accordo tanto il pubblico delle multisala quanto i più spocchiosi critici da festival. Questo per la loro impareggiabile capacità di miscelare il cinema di genere (commedia e noir in prevalenza) con un approccio autoriale assolutamente riconoscibile in special modo nei dialoghi e nelle raffinate e mai banali soluzioni visive.

Con questa premessa l’attesa per il loro approdo nel mondo del western era a suo modo spasmodica. Sia perché quando vi si erano in qualche modo avvicinati, con “Non è un paese per vecchi” il risultato era stato più che eccellente, sia perché tempi, luoghi, tipologie umane e morale di fondo del genere sembrano calzare a pennello alla loro idea di cinema. Aspettative ottimamente riposte. “Il Grinta”, tratto dal romanzo a puntate di Charles Portis e già portato sullo schermo da una contemporanea e convenzionale trasposizione (in grado però di regalare a John Wayne l’unico Oscar della sua carriera), è un Signor Film. Un perfetto incrocio tra l’epica, gli scenari e la caratterizzazione dei personaggi del western classico con la violenza, il sangue e l’ironia degli spaghetti western. Sono Coen riconoscibilissimi, eppure diversi dal solito, forse più maturi, in cui la consueta visione del destino ineluttabile che finisce sempre per travolgere i loro personaggi, fa spazio stavolta alla forza della volontà umana capace di perseguire fino in fondo un obiettivo e ritrovare il senso della giustizia nella propria vita.

 Il tutto è, manco a dirlo, messo in scena in maniera impeccabile tanto nelle assolate e polverose sparatorie, quanto a cavallo sotto la neve nei boschi, per finire con le classiche notti rischiarate dal fuoco o da un cielo trapuntato di stelle, come nella mirabile scena della cavalcata finale in cui, forse condizionati dalla presenza di Spielberg come produttore esecutivo, ci aspettiamo da un momento all’altro che Tuttomatto, il cavallo lanciato al galoppo ormai stremato, prenda magicamente il volo come era accaduto alla bicicletta che trasportava il moribondo E.T.

Non bastasse questo, i Coen si avvalgono di un cast allstar in stato di grazia, a partire dall’esordiente Hailee Steinfeld, risoluta bambina in cerca di vendetta per il padre ucciso, passando da Matt Damon, ciarliero cacciatore di taglie e fisicamente irriconoscibile fino al villain, Josh Brolin, bandito sfigato dalla sorte segnata.

Un discorso a parte lo merita Jeff Bridges, che proprio con i Coen ha conosciuto il suo più grande successo di pubblico. Lo sceriffo Rooster Cogburn, il True Grit, è un personaggio che, come fu il Dude Lebowsky, è destinato a rimanere impresso nel tempo. Un burbero antieroe con un occhio solo, capace di gesti di estremo coraggio e dall’inaspettata tenacia. Vederlo muoversi appesantito, mentre si scola bottiglie di whisky e biascica alla piccola Mattie la storia della sua vita con un incomprensibile accento sudista fa pensare a quanto sarà difficile per i giurati degli Academy Awards, tra qualche giorno, non attribuirgli il secondo premio consecutivo.

Vassili Casula

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