Il destino di un guerriero – Recensione

La storia di un cavaliere integro e coraggioso in un film che esula dai canoni commerciali del genere

(Alatriste) Regia: Agustín Díaz Yanes – Cast: Viggo Mortensen, Elena Anaya, Eduardo Noriega, Javier Cámara, Jesús Castejón, Antonio Dechent, Enrico Lo Verso – Genere: Azione, colore, 145 minuti – Produzione: Spagna, Francia, USA, 2006 – Distribuzione: Medusa – Data di uscita: 22 giugno 2007.

ildestinodiunguerrieroÈ il XVII secolo e Diego Alatriste è più una sorta di cavaliere coraggioso e fedele ai propri ideali che un soldato qualunque di ritorno in una Spagna devastata dalla corruzione, dagli intrighi di corte e dal potere distruttore della Santa Inquisizione.

La sua integrità è talmente forte da portarlo a risparmiare dei nobili d’Inghilterra, che doveva uccidere perché eretici, andando così incontro a morte certa. Perché prendere un titolo così originale come “Alatriste” e trasformarlo in qualcosa di già sentito (per esempio “Il destino di un cavaliere”, 2001 con Heath Ledger), che sembra richiamare l’attenzione su un prodotto ‘commerciale’?

Probabilmente la risposta è sempre la stessa ossia considerare appunto un film come mero ‘prodotto’ il cui fine ultimo deve essere il massimo guadagno e quindi spacciare un storia di cappa e spada, che in molte inquadrature sembra un vero e proprio dipinto di Velàzquez, grazie alla bella fotografia di Paco Feménia, in un blockbuster rivolto al grande pubblico.

Ma le avventure del Capitano Alatriste, di cui si seguono vent’anni di vita a partire da cinque racconti di Arturo Pérez-Reverte, possono essere apprezzate da pochi spettatori, abituati a un certo tipo di cinema. Non siamo di fronte a un kolossal hollywoodiano, nonostante il grande dispiegamento di mezzi e la presenza di una grande star come Viggo Mortensen, perfettamente in ruolo per la fierezza dello sguardo e l’eleganza del gesto, e non ci sono rappresentazioni di battaglie fine a se stesse.

Quest’ultime sono realizzate puntando più su una crudezza che cerchi di far risaltare la veridicità, piuttosto che sull’eroismo del personaggi. Molto belli infine i costumi, soprattutto quelli indossati da Viggo Mortensen, che contribuiscono a creare un’atmosfera e una spettacolarità assolutamente raffinata e fuori dai canoni commerciali.

Massimiliano Ponzi

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