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Il canone del male – Recensione

Un’occasione sprecata quella dell’insegnante psicopatico di Takashi Miike.

(Aku No Kyoten) Regia: Takashi Miike – Cast: Hideaki Ito, Fumi Nikaido, Shota Somentani, Kento Hayashi, Kodai Asaka, Erina Mizuno – Genere: Thriller, colore, 129 minuti – Produzione: Giappone, 2012.

Un film dalle granITA_omotedi potenzialità quello che Takashi Miike presenta al Festival del Film di Roma 2012; potenzialità, però, rimaste inutilizzate.

“Il canone del male” può difatti essere diviso in due parti, l’una completamente differente dall’altra, tanto da sembrare due film distinti.

Introdotta da un incipit magnetico, la prima metà ha un carattere introspettivo, a tratti drammatico, nel presentarci il protagonista della storia: Seiji Hasumi, un insegnante di liceo giovane, attraente, benvoluto da colleghi ed alunni, ma che, scopriremo, ha un inquietante passato ed una personalità deviata. La sua pericolosa percezione della realtà si manifesta nella seconda ora del film, che mette da parte il thriller psicologico in favore di uno pseudo-horror decisamente mal riuscito.

Dimenticate l’adrenalina, la paura, persino la nausea perché ne “Il canone del male” non troverete nulla di tutto ciò. L’ultima pellicola di Takashi Miike è impregnata di violenza, sangue e perversione eppure neppure una sensazione arriva all’impassibile spettatore. Non c’è niente che lo scuota, niente che lo attragga allo schermo e alla fine ciò che rimane della visione è insoddisfazione.

“Il canone del male” è un film vuoto, freddo, per una buona metà anche piuttosto noioso. Le ottime interpretazioni del cast, costituito per lo più da adolescenti di talento, e la buona costruzione della personalità psicopatica del protagonista non valgono la visione.

È palese la ricerca di uno stile diverso, innovativo da parte del regista Takashi Miike e, difatti, la parte tecnica del film è impeccabile, ma una pellicola che non coinvolge non può definirsi riuscita. Se poi parliamo di un thriller-horror la pecca diventa ancora maggiore.

Corinna Spirito

Il canone del male – Recensione

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