Il Cacciatore di Giganti – Recensione

Un polpettone senza infamia e senza lode a cavallo tra il fiabesco e l’avventura

(Jack the Giant Slayer) Regia: Bryan Singer – Cast: Ian McShane, Nicholas Hoult, Ewan McGregor, Stanley Tucci, Eleanor Tomlinson, Bill Nighy – Genere: Azione, colore, 114 minuti – Produzione: USA, 2013 – Distribuzione: Warner Bros Italia – Data di uscita: 28 marzo 2013.

Il-cacciatore-di-gigantiIl mito e la fiaba sono fonti inesauribili di idee e il cinema ha da sempre sfruttato questo binomio per offrire allo spettatore suggestioni dai rimandi infantili, in grado di suscitare il fanciullino interiore senza dimenticare la natura morbosa e, al limite, sanguinolenta di un certo target di pellicole, che stimolano sempre interesse e solleticano il box office.

“Il Cacciatore di Giganti” non si prefigge l’arduo compito di porre interrogativi, è un film spettacolare, nel senso letterale del termine, ovvero un lavoro magistrale di tecnica. Difficilmente si grida all’eccellenza, ma non è questo l’intento di Bryan Singer, che cerca di tenere ben saldi sulle poltrone con un polpettone di effetti speciali e una trama semplice ma efficace.

Un’antica guerra riaffiora il giorno in cui il giovane agricoltore Jack (Nicholas Hoult) apre involontariamente un passaggio tra il nostro mondo e quello di una spaventosa razza di giganti. Una volta tornati sulla terra che li aveva banditi, ingaggeranno una guerra all’ultimo sangue per conquistare il regno e il giovane Jack dovrà battersi per la salvezza della terra e della sua principessa (Eleanor Tomlinson) al fianco del fidato Elmont (Ewan McGregor).

Gli interpreti rivestono ruoli senza spessore, vediamo infatti un Hoult che si cala senza problemi nei panni dello sprovveduto Jack, giovane alla ricerca della gloria e dell’amore per la sua Isabella, interpretata dalla Tomlinson, che in questo film passa facilmente inosservata. Una nota di colore proviene da McGregor, artista di grande levatura, sicuramente eclettico e in grado di calarsi in qualunque parte senza scendere mai nella banalità.

I veri e unici protagonisti dell’intera pellicola sono senza dubbio i giganti, rappresentati con dovizia di particolari a partire dalle fattezze esteriori: le espressioni facciali sono definite al meglio, così come i dettagli del fisico e della corporatura. La loro stessa caratterizzazione rispecchia perfettamente l’immaginario collettivo: duri, malvagi, ritardati e truculenti. Su quest’ultimo tratto vale la pena soffermarsi in quanto il film abbonda di scene di violenza e di immagini forti, al limite dell’esagerazione (trattandosi comunque di un genere a cavallo con i film d’animazione), ma era impossibile farne a meno in quanto contribuiscono a rendere il film ancora più dinamico.

Un finale senza sorprese, che si rivela allo spettatore attraverso una trama che spreme quanto di meglio può offrire il racconto popolare inglese al quale è ispirato “Jack e il fagiolo magico”, ma che non sorprende se non per le forti emozioni del 3D, per i classici e immancabili inseguimenti, per le battaglie, sempre combattute su due fronti per chi non lo sapesse: fuori le mura e dentro i castelli, tra strategia da un lato e fortuna sfacciata dall’altra.

Consigliato sicuramente per trascorrere due ore in serenità, ma sempre senza grandi aspettative.

Sara Catalini

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