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Il cacciatore di aquiloni – Recensione

Tratto dall’omonimo romanzo di Khaled Hosseini, la storia di un’amicizia perduta che colpisce al cuore

(The Kite Runner) Regia: Marc Forster – Cast: Khalid Abdalla, Atossa Leoni, Shaun Toub, Zekiria Ebrahimi, Ahmad Khan Mahmoodzada, Homayoun Ershadi, Said Taghmaoui, Ali Danesh Bakhtyari – Genere: Drammatico, colore, 131 minuti – Produzione: Usa, 2007 – Distribuzione: Filmauro – Data uscita: 28 Marzo 2008.

ilcacciatorediaquiloniUmanamente toccato lo spettatore resta immobile a riflettere sull’emozioni provocate dalla storia di Khaled Hosseini. Attonito guarda i titoli di coda del film scorrere, in attesa speranzosa di vederne un secondo tratto da un suo romanzo. Le sensazioni comunicate dal libro omonimo sono state genialmente riportate sul grande schermo dalla regia di Marc Forster e dalla sceneggiatura di David Benioff che ingabbiano in 131 minuti di pellicola una storia durata anni. “Il cacciatore di aquiloni” narra la splendida e commovente storia di un’amicizia tra due bambini appartenenti a etnie e classi sociali differenti: Amir, figlio di uno degli uomini pashtun più influenti di Kabul, e Hassan, il suo piccolo servitore hazara. Attraverso le vicende storiche che, dalla caduta della monarchia all’invasione sovietica, dall’esodo verso il Pakistan all’avvento dei talebani, hanno cambiato l’Afghanistan, scorre la storia di questi due inseparabili amici. Amanti delle gare di aquiloni sono vittime di un evento tragico: Amir assiste di nascosto allo stupro del suo giovane compagno di giochi. Ma non ha tempo per elaborare l’accaduto. I sovietici invadono il suo paese, lui fugge fin negli Stati Uniti dove cresce, si diploma, si sposa e pubblica il suo primo libro, sogno di una vita. Ma una telefonata stravolgerà ancora una volta la sua vita. Amir ottiene una seconda possibilità per riparare ai suoi errori. Rahim Khan, un vecchio amico del padre, lo prega di ritornare nel suo paese: Sohrab, figlio del suo amico Hassan, ha bisogno di aiuto. Da questo momento Amir, determinato nel trovare il bambino, assume in sé la piena consapevolezza del valore dell’amicizia. In un paese in cui ci si uccide tra fratelli, dilaniato dalla guerra e da questa diversa concezione dell’appartenenza alla terra madre, Amir si sente più distante dai suoi ricordi. Continua a cercarli, per non dimenticare. Ma la realtà che trova lo convince a rinunciarvi, per affidarsi al presente e al futuro avendo colto la seconda chance della sua vita. Il film è stato girato nel territorio affascinante e deserto che è tra le città di Kashgar e Tashkurgan, nella provincia dello Xinjiang. Con quelle montagne aride e innevate, con quelle pianure terrose e secche e con quell’atmosfera silente, è bastato lasciare che la poesia delle parole di Hosseini fossero la scenografia principale. Con un cast che unisce non-attori provenienti dall’Afghanistan e dall’Asia Centrale ad attori professionisti di livello internazionali, “Il cacciatore di aquiloni” si è dimostrato degno del romanzo sapendo infliggere allo spettatore lo stesso “pugno al cuore”.

Jacopo Lubich

Il cacciatore di aquiloni – Recensione

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