I tre moschettieri – Recensione

Ricordate Porthos, Athos e Aramis? Pronti per vederli di nuovo al cinema

(The Three Musketeers) Regia: Paul W.S. Anderson – Cast: Logan Lerman, Ray Stevenson, Christoph Waltz, Mads Mikkelsen, Matthew MacFadyen – Genere: Avventura, colore, 102 minuti – Produzione: Germania, 2011 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 14 ottobre 2011.

itremoschettieriIl celebre romanzo di Alexandre Dumas del 1844 ritorna sul grande schermo in un action-movie settecentesco in versione 3D, per mano del regista W.S. Anderson.

Porthos, Athos e Aramis, sono i tre moschettieri speciali al servizio del Re di Francia, la loro benevola sorte viene più volte messa a dura prova, e dopo aver perso rispettabilità e voglia di combattere, e qualcuno anche l’amore, si ritrovano a girovagare per le vie di Parigi, finché un giorno si imbattono in un giovane eroe guascone, D’Artagnan.

Colpiti dal talento, e dall’audacia, del ragazzo, decidono di prenderlo con loro. Insieme i quattro riusciranno ad evitare che il perfido piano del Cardinale Richelieu di capovolgere il trono, si compia, e dopo mirabolanti battaglie riusciranno ad averla vinta.

Con combattimenti in cima ad una nave sospesa nel cielo, spade, pistole, salti nel vuoto e chi più ne ha più ne metta, il regista Anderson ci propone la sua visione di uno dei romanzi più famosi del diciannovesimo secolo. Ora, se si analizza bene la pellicola, si troveranno diverse analogie con la saga di “Pirati de i caraibi”, (stivali compresi) “Matrix”, “Sherlock Holmes”, lo stesso simile modo registico di girare la pellicola, con scene prese dall’ultimo ritrovato in quanto a stuntman, inseguimento, lotta, battuta sarcastica sulla semplicità della vittoria.

La bravura degli interpreti, tralasciando Christoph Waltz dall’elenco, viene decisamente meno, i tre chiamati a svolgere il ruolo principale del film, non riescono del tutto ad amalgamarsi come gruppo, restando delle unità che hanno studiato bene la loro parte.

Il giovane D’Artagnan, è un ragazzo belloccio e simpaticamente carismatico, ma forse, decisamente poco credibile, e cosa si può dire di Orlando Bloom versione cattivo nei panni del Duca di Buckingham, che ironizza sulla sua interpretazione a partire dalla bizzarra pettinatura? Nulla, solamente che la più credibile è la splendida Milla Jovovich, ovvero Milady de Winter, che, con estremo fascino e sex appel, fa girare la testa a qualsiasi uomo, moschettiere, cardinale e scudiero del film.

Sommariamente la pellicola è un divertente e scanzonato riadattamento della storia del celebre romanziere, che, quando smette di prendersi seriamente, diventa fedele a se stesso e coerente con le sue intenzioni: ovvero stupire con costumi, splendida fotografia, effetti speciali, e, nella (probabilmente) contestabile formula del 3D, trovata di marketing e campagna pubblicitaria massiccia.

Alla fine si annuncia un sequel in cui si spera siano realmente “tutti per uno, uno per tutti”.

Sonia Serafini

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