I gatti persiani – Recensione

I gatti persiani – Recensione

Bahman Ghopadi torna sugli schermi per raccontare il rapporto con la musica, simbolo di libertà, dei giovani iraniani

(Kasi Az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh) Regia: Bahman Ghopadi – Cast: Negar Shaghaghi, Ashkan Koshanejed, Hamed Behdad– Genere: Drammatico, colore, 101 minuti – Produzione: Iran, 2009 – Data d’uscita: 16 aprile 2010.

igattipersianiApproda sul grande schermo “I gatti persiani” di Bahman Ghopadi, regista curdo-iraniano della new wave di Teheran. Non è passato molto tempo dagli scontri di piazza in cui ha perso la vita la giovane Neda e il film di Ghopadi altro non è che una denuncia del clima terribile che si respira in Iran in questo periodo. Per il locale regime musulmano, la musica è impura perché procura gioia e piacere e quindi è illegale.

Una giovane coppia, appena uscita di prigione, proprio per questa passione, sogna di metter su una band indie rock e di andare a Londra per un concerto. Peccato che manchino i passaporti ed i relativi visti per espatriare!

Negar e Ashkan si affidano per risolvere il problema all’intraprendente Hamed che traffica in dvd illegali e non solo. Lui sarà il loro “Deus ex machina”. Insieme scopriranno una Teheran underground quanto mai vitale. Si suona dappertutto e di nascosto nelle cantine e persino nelle stalle tra le mucche.

Tutti sognano di andare via sulle ali della musica, che fa volare lontano da una realtà tremenda. Sulle note delle esibizioni di vari gruppi, tutti clandestini e di vario genere, il regista monta immagini di donne e bambini nelle strade della città alternate a situazioni di miseria spaventose. Le riprese sono state girate con una piccola telecamera digitale, perché il regista ha realizzato tutto il film in soli 17 giorni ed in assoluta clandestinità.

Lo spettatore è letteralmente stregato dalla vitalità dei protagonisti e del loro desiderio di musica e libertà. Il loro obiettivo diventa il nostro e tifiamo per loro. Sembra quasi che alla fine “i gatti persiani” del titolo, costretti a vivere chiusi in casa perché impuri pure loro come la musica, riescano finalmente a vedere la luce del sole. Con tante candele accese, inizia un piccolo concerto clandestino in una notte che sembra magica. Ma troppo spesso i sogni svaniscono alle prime luci dell’alba. Ci si risveglia sui titoli di coda con un pugno nello stomaco, mentre l’ipod di Negar si spegne per sempre.

L’ultimo film iraniano di Ghopadi fa pensare a “Fragole e sangue” di Stuard Hagmann con una polizia brutale che stronca la voglia di normalità di tanti giovani che vorrebbero soltanto vivere da ventenni. Premiato all’ultimo Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard”, la pellicola è l’urlo di dolore di un cineasta che ha deciso di andare a vivere all’estero pur amando il suo paese, stremato dopo anni di difficoltà in patria. Ma è anche il ritratto pieno di speranza della generazione dell’onda verde che crede che le cose possano ancora cambiare, anche grazie alla musica.

Ivana Faranda

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