I Figli della Mezzanotte – Recensione

Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Salman Rushdie, coinvolgente ma non perfettamente riuscito

(Midnight’s Children) Regia: Deepa Mehta – Cast: Satya Bhabha, Shahana Goswami – Genere: Drammatico, colore, 146 minuti – Produzione: Canada, Gran Bretagna, 2012 – Distribuzione: Videa – Data di uscita: 28 marzo 2013.

i-figli-della-mezzanotte“I figli della mezzanotte” è un film ambizioso col quale la famosa regista indo-canadese Deepa Mehta, autrice dell’acclamata della trilogia “Fire”, “Earth” e “Water” tenta di portare sul grande schermo l’omonimo best seller di Salman Rushdie che, attraverso il racconto di uno scambio di bambini effettuato alla nascita ad opera di un’infermiera, convinta col suo gesto di operare un riequilibrio sociale, racconta un capitolo fondamentale della storia del proprio amato paese d’origine.

Anche Rushdie infatti, che ha curato la sceneggiatura assieme alla regista, come quest’ultima ha lasciato la madre patria per vivere lontano da essa, in Inghilterra.

Lo scambio fatale avviene nella notte del 5 agosto 1947, data storica per l’India, poiché a mezzanotte viene proclamata l’indipendenza dall’Inghilterra: Sinai e Shiva vivranno l’uno il destino dell’altro, il primo nato povero si ritroverà immerso negli agi, mentre il secondo verrà cresciuto nella povertà estrema. Le loro vite poi s’intrecceranno, dando vita ad una sorta di racconto epico che attraversa diverse generazioni, nel tentativo di spiegare l’evoluzione socio-culturale di un paese alle prese con la gestione di un’autonomia appena conquistata.

In un turbinio di immagini e colori, in cui la realtà si fonde con la magia, seppur la concretezza degli avvenimenti lasci poco spazio al folklore, proprio di tante pellicole indiane, lo spettatore viene travolto e vinto da un racconto che purtroppo lascia troppe perplessità in chi non conosce bene la storia del paese.

Il lavoro di destrutturazione e rielaborazione del romanzo, per l’India uno dei maggiori testi letterari di tutti i tempi, fa perdere alla pellicola, che pur tenta di rimanere fedele al testo, quella magia propria delle pagine di Rushdie, accavallando storie che sembrano susseguirsi quasi casualmente, forse perché private di quei dettagli in cui spazia il libro.

La trasposizione sul grande o piccolo schermo di un testo letterario è da sempre cosa ardua, anche se, come in questo caso, è lo stesso scrittore a curare la sceneggiatura, soprattutto quando si ha a che fare con una mole considerevole di pagine come quelle che compongono “I figli della mezzanotte”.

“I figli della mezzanotte” rimane comunque godibile, per il fascino che i racconti indiani emanano e per la bravura della regista, capace di muovere la macchina da presa con grande talento.

Maria Grazia Bosu

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