Humpday – Un mercoledì da sballo – Recensione

Humpday – Un mercoledì da sballo – Recensione

Una commedia raffinata, vincitrice del premio John Cassavetes agli Indipendent Spirit Awards e del Gran Prix al Sundance Film Festival

(Humpday) Regia: Lynn Shelton – Cast: Mark Duplass, Joshua Leonard, Alycia Delmore, Lindsay Shelton, Trina Willard – Genere: Commedia, colore, 94 minuti – Produzione: USA, 2009 – Distribuzione: Archibald Film – Data di uscita: 4 giugno 2010.

humpday-un-mercoledì-da-sballoDue amici eterosessuali convinti possono riuscire a fare… sesso? È quello che si chiede e a cui dà una risposta la regista indipendente Lynn Shelton nel suo ultimo lavoro “Humpday – Un mercoledì da sballo”, commedia esilarante che, dopo aver vinto il premio John Cassavetes agli Indipendent Spirit Awards (gli Oscar del cinema indipendente per intenderci) e il Gran Prix al Sundance Film Festival, arriva finalmente sugli schermi italiani.

Giocando con il comico ma rifiutando il demenziale, il film racconta la storia di un’amicizia che a causa di una scommessa (partecipare all’Hump Festival in cui sono in concorso filmati porno amatoriali) porta i due protagonisti, Ben (interpretato da uno sfavillante Mark Duplass), e Andrew (Joshua Leonard), a confrontarsi con quest’arte. Ben ha una moglie e una vita all’apparenza patinata, mentre Andrew è il classico artista fallito.

Quello che più di ogni altra cosa va sottolineato è che la pellicola non parla affatto di omosessualità o di omofobia, come facilmente si potrebbe pensare, non scadendo mai nel banale, nel ridicolo, nel luogo comune e soprattutto nel volgare a cui le parole “gay” e “porno” potrebbero facilmente condurre. La Shelton è un’autrice raffinata e preferisce indagare la psicologia dei personaggi, andando a fondo, in primis sulla loro amicizia e poi realizzando un’analisi accurata del rapporto matrimoniale, logorato dalla noia e dalla condivisione di ogni cosa.

Nel corso dell’azione i personaggi infatti sono costretti a confrontarsi con sé stessi, scoprendo, attraverso lunghissimi dialoghi, davvero al limite della psicanalisi personale, cose che altrimenti non avrebbero mai saputo. In alcuni momenti la sceneggiatura abbandona volontariamente il carattere divertito da commedia, andando ad affrontare, senza retorica, dei drammi personali per quello che sono in realtà. La risata è pensata, non è la situazione a provocarla, ma il modo geniale con cui è raccontata.

La pellicola va inserita in quel filone che si identifica nella corrente “cinematografica” del Mumblecore, pressoché sconosciuta in Europa, ma che sta da qualche anno conquistando uno spazio sempre maggiore nell’universo statunitense. Per quanto riguarda la distribuzione italiana una scelta assolutamente discutibile e, forse, non proprio azzeccata è quella dei doppiatori. Purtroppo le voci di Lillo&Greg, duo comico tra i più famosi e seguiti in Italia, distraggono lo spettatore, anche se forse la loro presenza porterà a far conoscere un certo di tipo di cinema al più vasto pubblico possibile. Quindi per gli appassionati di cinema indipendente è consigliabile una visione in originale con sottotitolo.

Davide Monastra

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