Holy Motors – Recensione

Holy Motors – Recensione

“Holy Motors” un film visionario che celebra “La bellezza del gesto” del fare cinema

(Holly Motors) Regia: Leos Carax – Cast: Denis Lavant, Kylie Minogue, Eva Mendes, Edith Scob, Michel Piccoli – Genere: Drammatico, colore, 110 minuti – Produzione: Francia, 2012 – Distribuzione: Movies Inspired – Data di uscita: 6 giugno 2013.

holy-motorsNell’ambito del Festival del nuovo cinema francese “Rendez- vous”, è stato presentato l’ultimo lavoro del geniale regista francese Leos Carax, mancato vincitore dell’ultimo festival di Cannes.

“Holy Motors” non è un solo un film, ma un vero e proprio concentrato di puro cinema di qualità.

La pellicola inizia con lo stesso regista in pigiama nei panni di se stesso che apre con fatica una porta segreta nella sua camera da letto. Carax ci fa entrare in un grande cinema popolato solo di spettatori in sagome di cartone. E così ci introduce nel suo mondo, visionario, folle e affascinante.

Ne è protagonista Denis Lavant, suo attore feticcio, alias monsieur Oscar. Lui esce da una splendida villa a bordo di una limousine guidata dalla segretaria/autista Céline. E voilà, si è catapultati nel suo mondo, in cui lui è uno, nessuno e centomila.

Diventa prima una gitana che chiede l’elemosina……la stessa che Carax incontrava ogni giorno……che ha fatto nascere in lui l’idea di questo film.

Dopo si veste di una tuta ricoperta di marker applicati, che grazie alla tecnica del motion picture lo trasforma insieme con una bella donna, in un drago quasi metafisico in 3D alle prese con una sensualissima scena erotica.

E già qui lo spettatore entra in un sogno ad occhi aperti. Ma non è finita qui, Denis diventa grazie ai trucchi e alla sua abilità di camaleonte un orribile vagabondo, il già visto Monsieur Merde del film di Carax “Tokyo”, che rapisce una modella che gita uno spot nel cimitero monumentale di Père Lachaise, per rivestirla e addormentarsi sul suo grembo in piena erezione.

In seguito, vedremo diventarlo un sicario che uccide se stesso, un vecchio in fin di vita, consolato dalla nipote. Alla fine ci si chiede chi è Oscar? E forse sembra essere un uomo che ha perso l’amore tanti anni prima e che incontra la sua donna amata in una limousine identica alla sua.

Probabilmente non è questo il senso dell’opera, oltre ad essere un film meta cinematografico. Carax a modo suo e usando il suo attore Lavant ci sta parlando di noi stessi, delle nostre vite. E così facendo mina le nostre stupide certezze di persone che escono tutti i giorni alla stessa ora da casa, per fare lo stesso lavoro di sempre. E già, perché Oscar è un attore o un ipocrita, che poi era la stessa cosa per i greci che chiamavano “Hypocrtites” gli attori. “Holy Motors” è senza alcun dubbio un capolavoro a livello visivo e musicale.

C’è tutta l’umanità dentro, morta come quegli spettatori di cartone dell’inizio. E noi siamo Oscar, che alla fine torna a dormire in un’orribile villetta a schiera…..con sorpresa finale da non perdere. E restano le limousine bianche, enormi che si parlano nel garage. In fondo la macchina è anche lei una delle protagoniste e il 2012 è stato l’anno in cui il cinema ha celebrato la limousine.

Basti ricordare “Cosmopolis” di Cronenberg, che si chiudeva con la domanda “Dove vanno a dormire le limousine la notte?”. Carax in “Holy Motors” risponde a questa domanda ma ne apre molte altre nello spettatore. Nel cast, oltre a Lavant che fa dieci personaggi e che è l’anima del film, spiccano l’inquietante autista Edith Scob/Cèline e in una piccolissima parte Michel Piccoli. Per non dimenticare le due bellissime Kylie Minogue ed Eva Mendes, che hanno il loro posto nell’architettura del film.

Ivana Faranda

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