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Hesher è stato qui – Recensione

Perdita, dolore e rinascita nell’opera prima della Susser, che ha per protagonista un bravissimo Joseph Gordon-Levitt

(Hesher) Regia: Spencer Susser – Cast: Natalie Portman, Joseph Gordon-Levitt, Rainn Wilson, John C. Reilly, Piper Laurie, John Carroll Lynch, Devin Brochu, Audrey Wasilewski, Monica Staggs, Lyle Kanouse, Paul Bates, Nicolai Dorian, Helen Slayton-Hughes, Frank Collison, Biff Yeager, Brendan Hill, Allan Graf, Van Epperson, Ralph P. Martin, Mary Elizabeth Barrett, Milt Kogan, Brian Lally, Rafael J. Noble, Cole Hockenbury – Genere: Drammatico, colore, 100 minuti – Produzione: USA, 2010 – Distribuzione: Bolero – Data di uscita: 3 Febbraio 2012.

hesherestatoquiSingolare film sull’elaborazione del lutto “Hesher è stato qui”, cui fulcro è l’incontro di TJ, un tredicenne che ha da poco perso la madre, con Hesher, un ragazzo fuori dal comune, tanto per usare un eufemismo.

Possiamo dire che in un mondo standardizzato Hesher è il ‘diverso’, e Joseph Gordon-Levitt impersona questa diversità in maniera magistrale. Il protagonista di “500 giorni insieme” porta sullo schermo un ragazzo un po’ folle, dai lunghi capelli scuri e dal corpo tatuato, che irrompe letteralmente nella vita di TJ e del padre Paul, nel momento più doloroso che abbiano mai dovuto affrontare, mostrando spesso più buon senso di tutti.

TJ e Paul vivono con la nonna, che si prende cura di loro con grande amore, rispettando anche l’inerzia con la quale, soprattutto Paul affronta il lutto, lasciandosi trascinare dallo scorrere delle lancette dell’orologio. Come recita una battuta del film: ‘la vita è simile ad una giornata di pioggia, puoi decidere se accettare di bagnarti senza far nulla, o attivarti per porti al riparo’; Paul vive seduto sul divano, confortato dai farmaci.

TJ, suo malgrado è senza riparo, perché oltre ad aver perso la madre, sente di non avere più accanto neppure il padre, totalmente annientato dal dolore. In questo complicato contesto di formazione e crescita, TJ ha solo tredici anni, per quanto strano possa apparire, la luce viene dalla brutalità di Hesher, che malgrado la sua follia, i suoi atteggiamenti volgari e privi di sensibilità, indica una strada per la resurrezione, sia a TJ che a suo padre.

La Susser, al suo debutto dietro alla macchina da presa, propone un film un pò dark, a tratti violento, ma ricco di sana ironia.

In buona sostanza il messaggio del film è che se sei in difficoltà, non sempre la salvezza arriva da dove è più prevedibile.

 Bravi tutti gli attori, anche la Portman in versione scialba, con indosso un paio di occhialoni veramente brutti.

Maria Grazia Bosu

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