Harry Potter e il Principe Mezzosangue – Recensione

Preludio all’ultima avventura del mago più celebre tra gli adolescenti

(Harry Potter and the Half-Blood Prince) Regia: David Yates – Cast: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Bonnie Wright, Jessie Cave, Julie Walters, Tom Felton, Jim Broadbent, Warwick Davis, Michael Gambon, Evanna Lynch, Maggie Smith, Fiona Shaw, Timothy Spall, David Thewlis, Ralph Ineson, Mark Williams, Robbie Coltrane – Genere: Azione, Fantasy, Avventura, colore, 155 minuti – Produzione: Gran Bretagna, USA, 2008 – Distribuzione: Warner Bros. – Data di Uscita: 15 luglio 2009.

Harry-potter-e-il-principe-mezzosangueSarà stata anche una consapevole e voluta operazione di marketing da parte della Warner Bros., ma sta di fatto che la spasmodica attesa del sesto capitolo della saga che ha per protagonista un curioso piccolo mago con gli occhiali tondi, la cui uscita nelle sale, prevista per il novembre scorso, ha subito un notevole ritardo per fare posto al diretto concorrente “Twilight”, ha certamente aumentato e ridestato l’interesse dei fan e non solo.

Ma come nella migliore delle tradizioni l’aspettativa accresce la partecipazione “severa” di chi vuole vedere la trasposizione cinematografica di questo successo letterario che ha il merito di aver riportato in auge un tipo di letteratura per ragazzi, spesso snobbata dalla critica e dai media. Certo è che i grossi budget fanno la differenza nella pretesa di ricercare la perfezione di pellicole sempre più ricche di effetti digitali e meno “controllate” a livello di sceneggiatura e dal punto di vista dell’attinenza al manoscritto originale.

Sta di fatto, comunque, che se il successo planetario di un libro dovesse servire da deterrente per costruirne uno analogo nel cinema, possiamo affermare senza troppe reticenze che il caso di Harry Potter è certamente uno dei più eclatanti. C’è chi paradossalmente è cresciuto con lui, ritrovandosi alla stessa età a chiedersi quando arriverà la famosa lettera, o chi, un po’ troppo adulto per pensarci, trova rifugio in una storia d’avventura ed evasione.

Davis Yates, che nel 2007 ha firmato la regia di “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”, torna a dirigere le avventure del maghetto più famoso del mondo, in quello che certamente è il capitolo più cupo ed intrigante, grazie anche alla sceneggiatura di Steve Kloves, che ha scritto anche i film precedenti, adattando i libri di J.K. Rowling. In “Harry Potter e il Principe Mezzosangue” i Mangiamorte, resi più audaci dal ritorno di Lord Voldemort, stanno seminando distruzione sia nel mondo dei Babbani che in quello della Magia e Hogwarts non è più quel rifugio sicuro che era un tempo. Harry sospetta che nel castello si nascondano nuovi pericoli, ma Silente è sempre più occupato a prepararsi alla battaglia finale che sa imminente. Ha bisogno quindi che Harry lo aiuti a scoprire come penetrare nelle difese di Voldemort; informazione fondamentale che solo l’ex professore di Pozioni a Hogwarts, Horace Lumacorno, conosce.

Quindi Silente fa in modo di convincere il vecchio college a riprendere la sua cattedra, offrendogli più soldi, un ufficio più grande… e la possibilità di insegnare al famoso Harry Potter. Nel frattempo gli studenti subiscono i disagi dei tipici turbamenti adolescenziali. Harry è sempre più attratto da Ginny, così come Dean Thomas. Mentre Lavender Brown è ossessionata da Ron, Hermione soffre di gelosia, ma fa di tutto per non farlo vedere. Ma uno studente rimane in disparte, deciso a lasciare il suo segno, anche se cupo. L’amore è nell’aria, ma la tragedia è imminente e forse Hogwarts non sarà più la stessa.

L’elemento dark è certamente caratteristico e predominante in un film che ha lo scopo di sottolineare l’evoluzione psicologica, prim’ancora che fisica, del suo protagonista, alle prese con pericoli indicibili, affrontabili solo grazie alla presenza di Silente, che grazie alla sua saggezza ed idealismo, impersona un faro nel buio come un novello Virgilio. Accompagnando Harry nella sua ricerca di verità, e senza i ben che minimi intenti autocelebrativi, il preside di Hogwarts è certamente il personaggio paradossalmente più interessante e degno di uno spin-off che lo ritragga.

Mescolando humor ed emozioni, sentimento e redenzione, il tempo della narrazione viene continuamente traslato, dove presente e passato sono il motore di ricerca che conduce alla sempre attuale scelta fra il bene e il male. Se sono le nostre scelte a definire quello che siamo, la perdita prematura dell’innocenza segna il passaggio, senza transitare per la dogana, al mondo degli adulti.

In attesa dell’ultimo capitolo della saga “Harry Potter e i Doni della Morte”, la cui uscita nelle sale è prevista in una prima e seconda parte, gli amanti del libro non potranno non storcere il naso di fronte ad una sceneggiatura che si è troppo spesso dimenticata dell’importanza fondamentale di capire realmente chi è il nemico passando per la comprensione del suo passato (punto forte e di assoluto impatto nel libro), a favore, forse in maniera troppo reiterata, dei turbamenti adolescenziali del protagonista e dei suoi compagni.

Eva Carducci

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