Habemus Papam – Recensione

Annuntio vobis magnum gaudium: habemus Nanni!

Regia: Nanni Moretti – Cast: Nanni Moretti, Michel Piccoli, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Margherita Buy, Franco Graziosi, Leonardo Della Bianca – Genere: Commedia, colore, 100 minuti – Produzione: Italia, Francia, 2010 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 15 aprile 2011.

habemus-papam“Che mestiere fa?”, chiede la bionda psicanalista di un elegante studio di Prati.

“L’attore…. ma ora sono stanco”, risponde esitante l’anziano e corpulento signore.

Lei è un’esperta in deficit accuditivo, a cui il Prof Brezzi, suo ex marito e collega, ingaggiato con scarsi risultati dalle alte sfere del Vaticano, ha affidato il neo Papa colto da crisi di panico subito dopo essere stato eletto al Soglio.

 È forse questa la battuta apparentemente più blasfema di “Habemus Papam”, il ritorno di Nanni Moretti a cinque anni da “Il Caimano”. Poca roba se si pensa alle ire che, si diceva, un soggetto del genere avrebbe provocato nell’Oltre Tevere, convinzione rinforzata dall’abile coltre di mistero che il regista di Monteverde sa calare intorno ai suoi film.

In realtà “Habemus Papam” non lascia spazio a rivendicazioni e diatribe fideistiche. Non ha riferimenti critici e espliciti ai fatti della Chiesa, se non nelle immagini di repertorio sul funerale di Karol Wojtyla nei titoli di testa. È semplicemente una potente commedia umana sul sentirsi inadeguati per un ruolo di potere spirituale e materiale così smisurato.

 Il film, e forse è il suo segreto, è poco moretti-centrico. Intendiamoci, la mano di Nanni regista e co-sceneggiatore è ben evidente: nelle consuete battute che esibiscono il suo ego vanaglorioso, così ostentato da provocare il sorriso, nelle considerazioni ad alta voce sui luoghi comuni che ruotano intorno al Vaticano (col benzinaio a buon mercato e la farmacia dove si trova di tutto), nel surreale torneo di pallavolo organizzato in maniera scientifica dividendo i prelati per aree geografiche, nelle disquisizioni su farmaci e tecniche psicoanalitiche, nell’immancabile scena intermezzo musicale con ballo cardinalizio sulle note di Mercedes Sosa. Eppure, il suo peso di attore nell’economia generale della pellicola è perlopiù limitato alle situazioni comiche, come se il film fosse diviso in due tranche ben distinte, lasciando la scena drammatica tutta sulle spalle di Michel Piccoli, perfetta incarnazione della fragilità umana, in giro per Roma, come un povero vecchio senza una meta, da solo alla ricerca di se stesso. Dimostrando piena maturità cinematografica, Moretti preferisce il registro grottesco, come nelle sequenze metateatrali, a quello commosso, andando a pescare un finale lineare eppure sconvolgente.

 Un film italiano coraggioso, e per questo di sicuro successo anche all’estero, e di grande sforzo produttivo. Con un regista profondamente laico che si introduce nella stanze dei bottoni del cattolicesimo ed evitando possibili incartamenti polemici, ricostruisce in maniera discreta e verosimile rituali e luoghi vicini eppure invalicabili, tratteggiando una galleria di personaggi con sguardo divertito e affettuoso, a volte ai limiti del farsesco, ma mai con intento dileggiatorio.

 In “Habemus Papam” Moretti non sceglie la facile strada della messa in discussione della fede di un potente della chiesa, in questo caso al suo massimo grado, ma racconta e analizza quello che il calare dall’alto una responsabilità universale può provocare su un uomo normale, con più ricordi che speranze, impossibilitato a raccontare ma al tempo stesso incapace di dimenticare la sua vita passata.

Vassili Casula

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