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Grace Jones – The Musical Of My Life (2017)

Recensione

Grace Jones – The Musical Of My Life – Recensione: un ritratto paziente e fedele di un delle più grandi e rappresentative artiste della nostra epoca

Grace Jones Bloodlight and Bami recensione

Sophie Fiennes, sorella dei ben più noti Ralph e Joseph, realizza “Grace Jones – The Musical Of My Life”, una pellicola che si fa fatica a definire: un documentario che, atutti gli effetti, può essere considerato un capolavoro cinematografico, se non altro perché rende più che degnamente onore a quel prodigio assoluto rappresentato da Grace Jones.

Grace Jones – The Musical Of My Life (2017)

La regista ha seguito la performer per più di cinque anni, imprimendo su pellicola innumerevoli momenti della sua vita, sia di quella pubblica che di quella privata, restituendoci un ritratto a tutto tondo che invece di svelarci aspetti banalmente quotidiani esalta, con alcuni spaccati familiari, la potenza di una Dea visionaria piena di talento. Emerge in maniera distinta che l’estro nasce dai contrasti e Grace Jones è l’esempio vivente di come situazioni divergenti confluiscano a generare delle doti assolute.

Il titolo originale “Grace Jones – Bloodlight and Bami”, fa riferimento a quell’ambiente ancestrale di cui è originaria l’artista. Bloodlight in patois giamaicano, si riferisce a quella luce che si accende nello studio di registrazione quando si incide un disco, Bami invece è la focaccia di tapioca, tipica della cucina locale. Il sincretismo religioso dell’isola, ben rappresentato nel film, è paradigmatico di quegli elementi apparentemente inconciliabili, filosofici e religiosi, ma che in realtà finiscono per creare nuovi aspetti culturali fortemente seducenti.

Grace Jones nasce a Spanish Town, Giamaica, nel 1948; di quell’ambiente ancestrale ne fa tutte l’esperienze, viene violata dal marito della nonna, cresce in una famiglia unita, ben rappresentata nel film. Ancora giovane si trasferisce a Parigi, poi a New York, diventa modella, lavora per stilisti come Yves Saint Laurent, Kenzo Takada e Paco Rabanne per i quali è anche una musa ispiratrice, conosce Jean Poul Gaude, presente nel film, artista e illustratore, col quale avrà un figlio e il quale darà un impronta decisiva al suo look e curerà le copertine dei suoi primi dischi.

Naturalmente dotata di due ottave e mezzo di estensione vocale passa senza sforzo da modalità contralto a soprano. Ottiene i primi successi con rivisitazioni disco de “La vie en rose” e “Libertango” alla fine degli anni ‘70. Da qui in poi è solo una scalata verso l’alto. Collabora con Andy Warhol, Keith Haring, recita in molteplici film, è testimonial in tante pubblicità con un profilo aggressivo e cibernetico, continua una importante carriera musicale con uno stile personalissimo che va dalla disco music al reggae, passando per il pop, la new wave, fino al trip-hop, dove trip significa viaggio con la mente. In effetti la carriera della Jones ci sembra uno strepitoso viaggio mentale, sia temporale che spaziale, e questo è perfettamente espresso nella pellicola.

“Grace Jones – The Musical Of My Life” un ritratto stratiforme dell’artista

Negli anni delle riprese viene rappresentato come ha vissuto Grace Jones negli ultimi tempi: madre, nonna, ma ancora attivissima performer, circa 12 hits sono state riprese durante concerti in tutto il mondo. Il denominatore comune di tutte le attività di questa donna è sicuramente l’energia che profonde nei diversi campi d’azione, con un’anima un poco animalesca, addirittura felina. É facile paragonarla a una pantera: corpo statuario, pelle color ebano, dentatura sempre in evidenza, ma una pantera elegantissima che si muove a suo agio in una giungla giamaicana, tanto quanto su un palco da concerto o nel più elegante ristorante di Parigi. Pronta a difendere con i suoi artigli la sua famiglia per racchiuderla in un’atmosfera convenzionale di amore e valori inossidabili ma anche a continuare a rappresentare quell’icona di stile universalmente adorata. Icona gay certamente, con i suoi look androgini, tagli di capelli maschili corti e asimmetrici, abiti da uomo, ma anche femminilissimi e sensuali quando indossa bustier in pelle nera, cappelli futuribili o canta nuda in una coppa piena di champagne alta tre metri.

Nonostante ci siano degli elementi che hanno caratterizzato tutta la vita dell’artista, nel film è messa in evidenza anche una sua profonda evoluzione, sia musicale che personale. Grace Jones canta sul palco tutto il suo repertorio, da “Slave to the Rhythm” ad “Hurricane” fino a “William’s Blood”. Percorso che mostra in tutta evidenza come dai primi lavori, fortemente estetici e di tendenza, sia passata a temi profondi e personali, senza mai perdere il vigore primordiale. É anche esplicita la naturalezza e la spontaneità con la quale si muove e di come il suo talento, più che costruito a tavolino, sia il risultato della capacità di assimilare e sfruttare le suggestioni che il mondo le proponeva. E questo è sicuramente quello che fanno i geni.

Marco Marchetti

Trama

  • Titolo originale: Grace Jones: Bloodlight and Bami
  • Regia: Sophie Fiennes
  • Genere: Documentario, colore
  • Durata: 116 minuti
  • Produzione: Gran Bretagna, Irlanda, 2017
  • Distribuzione: Officine Ubu
  • Data di uscita: 30 gennaio 2018

 Grace jones locandina“Grace Jones – The Musical Of My Life” è un documentario che racconta la vita, gli umori e gli amori dell’iconica cantante, modella e attrice di origine jamaican,a attraverso filmati privati e riprese dei suoi concerti in giro per il mondo.

Grace Jones: un’artista a 360 gradi

Il documentario  “Grace Jones – The Musical Of My Life” è diretto da Sophie Fiennes (autrice di “Guida perversa al Cinema” e “Guida perversa all’ideologia”) che per cinque anni ha seguito Grace Jones nella sua vita pubblica e privata, senza mai essere messa in discussione dall’artista, sia per quanto riguardava le riprese, sia per la narrativa del film.

Grace Jones nasce come modella sfilando per stilisti del calibro di Yves Saint Laurent e Kenzo Takada. Con l’aumento di popolarità legato alle rivisitazioni di grandi classici in chiave disco come ad esempio “La vie en rose” di Edith Piaf, diventa con il procedere del tempo un’icona della musica, passando dallo stile dance dei primi anni, ad uno stile più vicino al reggae ed al new wave.

Il suo ultimo album da cantante risale al 2008 con Hurricane.

Grace Jones ha ricoperto anche diversi ruoli nel cinema, il più significativo è sicuramente quello di May Day, fedele compagna di Zorin, in “007 – Bersaglio mobile” al fianco di Roger Moore.

Ha ricoperto altri ruoli di successo in film come “Conan il distruttore” nella parte della ladra Zula e la regina dei vampiri nel film “Vamp”. Inoltre ha partecipato anche alla realizzazione di diversi spot pubblicitari per grandi marche.

“Grace Jones – The Musical Of My Life” è stato prodotto da BBC Films, BFI e Irish Film Board ed è stato presentato al Festival del Cinema di Cannes.

Trailer

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