Go Go Tales – Recensione

Abel Ferrara costruisce una pellicola a tinte fosche, che mescola sapientemente realtà e finzione, dramma e sentimentalismo

Regia: Abel Ferrara – Cast: Willem Dafoe, Bob Hoskins, Matthew Modine, Roy Dotrice, Riccardo Scamarcio, Burt Young, Stefania Rocca, Asia Argento, Justine Mattera – Genere: Drammatico, colore, 100 minuti – Produzione: USA, Italia, 2007 – Distribuzione: Mediafilm – Data di uscita: 20 giugno 2008.

go-go-talesIl carismatico Ray Ruby (Willem Dafoe) è il multiforme gestore del “Paradise”, un locale per spogliarelliste, ma non solo: il night è anche una fabbrica di sogni, per tutti quelli che lo frequentano, tra ballerine in cerca di fortuna e affaristi di bassa lega che sperano di innalzarsi. Ray è coperto di debiti e non vuole chiudere il locale: come soluzione trova quella di giocare al lotto, tenendo in attesa del sospirato pagamento tutte le sue “Go Go Girls”, bellissime e dotate di talento anche in arti diverse da quelle dello spogliarello. In una sola notte, il loro futuro cambierà… o forse no.

Abel Ferrara è come sempre visionario: dipinge ritratti a tinte così vivaci da divenire fosche, scolpendo i volti, i colori, i corpi e dando loro una nuova forma e un nuovo senso. Le ragazze che per tutta la notte si muovono nude o seminude sul set non fanno scalpore per i costumi succinti o inesistenti, ma per la crudezza delle loro storie e per la dolcezza con cui le affrontano.

La trama scorre, complessa e difficile per lo spettatore: piani onirici e surreali si sovrappongono continuamente, rendendo arduo capire quale è realtà e quale è finzione dentro la finzione, eppure la storia avvince e non lascia spazio ad altri pensieri.

Asia Argento, nonostante l’ormai famigerato bacio al rottweiler (da non più di 2 secondi), è relegata ad un ruolo marginale, tanto quanto Riccardo Scamarcio: piccole parti di un affresco del quale tanti altri grandi attori, come Bob Hoskins, Roy Dotrice e Matthew Modine. Il doppiaggio, purtroppo, lascia molto a desiderare, soprattutto là dove gli attori italiani hanno doppiato se stessi, con doti ahimé poco professionali, ma viene sostenuto abilmente da una colonna sonora inebriante e di stile. Da vedere, e da evitare per chi ha un animo troppo romantico.

Claudia Resta

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