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Gianni e le donne – Recensione

Di Gregorio, attore sceneggiatore e regista di talento, dopo “Pranzo di ferragosto”, ritorna sul grande schermo con “Gianni e le donne”, esilarante commedia sul tempo che passa

Regia: Gianni Di Gregorio – Cast: Gianni Di Gregorio, Valeria de Franciscis Bendoni, Alfonso Santagata, Elisabetta Piccolomini, Valeria Cavalli, Aylin Prandi, Kristina Cepraga, Michelangelo Ciminale, Teresa Di Gregorio, Lilia Silvi, Gabriella Sborgi, Laura e Silvia Squizzato – Genere: Commedia, colore, 90 minuti – Produzione: Italia, 2011 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 4 febbraio 2011.

giannieledonne“Gianni e le donne” è la seconda prova dietro la macchina da presa di Gianni Di Gregorio, che, dopo l’exploit con la pluripremiata commedia “Pranzo di ferragosto”, propone al pubblico una nuova storia, confermando, qualora si nutrissero dei dubbi, le sue innate doti comiche.

Di Gregorio porta sullo schermo il personaggio di Gianni, fulcro incontrastato del racconto, uomo di mezza età, baby pensionato, pacato e disponibile con tutti, che inizia a sentirsi schiacciato dalla monotonia delle sue giornate, e, suo malgrado, si trova a riflettere sul tempo che passa.

Circondato quasi esclusivamente da donne: una madre decisamente ingombrante, una moglie non più nel fiore degli anni e dedita alla carriera, una giovane figlia universitaria (interpretata egregiamente da Teresa, realmente figlia del regista), nonché una bella vicina di appartamento, ha come unico rapporto con l’universo maschile Michelangelo e Alfonso.

A Michelangelo, il ragazzo della figlia, nullafacente, oramai in pianta stabile a casa sua, è affezionato come a un figlio. La leggerezza con la quale il giovane vive fa da contraltare allo spirito riflessivo del protagonista, la sua gioia di vivere prescinde dalle cose contingenti, non pensa al passato, essendo molto giovane, non vede all’orizzonte un grande futuro, ma si bea del presente, senza pretendere troppo.

Alfonso invece è un avvocato, amico di vecchia data, che fuori dai tribunali pare avere come unico interesse la ricerca della compagnia femminile, e sollecita Gianni, che vede un po’ giù di corda, a seguire il suo esempio, magari trovando un’amante.

Di Gregorio mostra le tensioni emotive del protagonista, alternando momenti esilaranti ad attimi un po’ malinconici, dove a parlare è la musica, e lo sguardo di Gianni. La pazienza con la quale cura le ‘sue donne’ deve fare i conti con la voglia dell’uomo di un pizzico d’ebbrezza, di un po’ di ‘frizzante’, in una vita in cui tutti i giorni diventano uguali.

La disamina sull’invecchiare segue il registro comico, e mostra un mondo reale, quello di una Roma quasi irriconoscibile (se non per brevi sequenze), quella trasteverina, che tiene stretta la propria identità, e dove la vita è più simile a quella di un grande paesotto, più che a quella di una metropoli.

I personaggi sono più veri che mai, così come i conti a fine mese e la spesa al mercato, spesso assenti nelle attuali commedie italiane, che prediligono ambientazioni medio-borghesi, dove i problemi del paese o non si percepiscono o traspaiono a malapena. Di Gregorio non ha paura di dire che con una pensione non si arriva a fine mese, che tutto ha un costo.

Il regista mostra grande conoscenza dell’animo umano, e una capacità di muovere la macchina da presa, seppur in una commedia, innovativa e sapiente, dove i piani stretti favoriscono l’empatia col girato. Come sceneggiatore, oltre ad aver costruito un ordito narrativo di spessore e molto divertente, lo ha saputo arricchire di dialoghi dove nessuna frase e superflua.

Di Gregorio ha inoltre lasciato che gli attori usassero i propri nomi per i personaggi che interpretavano, e che adoperassero per le riprese i propri abiti, anziché i costumi di scena, aumentando la veridicità della pellicola.

La madre, prepotente e bizzosa, è interpretata dalla balda novantacinquenne Valeria de Franciscis Bendoni, attrice per caso, contatta da Di Gregorio per “Pranzo di ferragosto” su indicazione di Matteo Garrone, suo vicino di casa. L’attempata ed elegante signora, si muove con naturalezza davanti alle telecamere, e più che recitare sembra portare sullo schermo se stessa.

Segnaliamo la presenza nel cast di Lilia Silvi, classe 1921, una delle attrici più famose e amate degli anni Quaranta, conosciuta come la ‘Shirley Temple’ italiana, che interpreta una delle amiche di bisboccia della mamma del povero Giorgio.

Maria Grazia Bosu

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