Ghadi – Recensione

L’opera prima di Amin Dora è una commedia spassosa che fa riflettere sulla vita, gli affetti, la tolleranza

Regia: Amin Dora – Cast: Georges Khabbaz, Lara Rain, Emmanuel Khairallah, Camille Salameh, Rodrigue Sleiman, Samir Youssef, Caroline Labaki, Giselle Boueiz, Christine Choueiri – Genere: Commedia, colore, 100 minuti – Produzione: Libano, Qatar, 2014.

ghadiPrimo lungometraggio del talentuoso regista libanese Amin Dora, “Ghadi” è un film molto divertente che mostra come l’amore per i propri cari possa aguzzare l’ingegno e la fantasia. È questo il caso di Leba, insegnante di musica di una città costiera del nord del Libano, impersonato da uno strepitoso Georges Khabbaz, che è anche lo sceneggiatore del film, e della sua famiglia.

Leba dovrà adoperarsi, e non poco, per far accettare dai vicini di casa il suo ultimogenito, Ghadi, un bambino down che, affacciato alla finestra, emette suoni che, a dir poco, infastidiscono gli abitanti del circondario.

Messo alle strette, il povero professore escogita un piano che permetta alla sua famiglia di non dover allontanare Ghadi: il piccolo è un angelo, ed emette quei suoni perché sofferente per il comportamento poco retto di molti del quartiere. Tra l’incredulità e la paura, in un crescendo di situazioni comiche e colpi di scena, le vicende evolvono, e con esse i rapporti tra i singoli.

Dora, autore anche della prima web serie libanese, confeziona una commedia intelligente dal ritmo intenso che, seppur con grande ironia, sonda nel profondo l’animo umano, mostrando le paure e le debolezze che ci accomunano. Con grande sapienza e toni leggeri, fa emergere dal racconto il modo in cui spesso speriamo che un miracolo ci cambi la vita, senza però adoperarci abbastanza per cambiarla noi, con le nostre forze. Ma il film parla soprattutto di tolleranza, quella più che mai necessaria e più che mai attuale, per una serena convivenza tra popoli.

Attorno a Ghadi c’è tutta l’umanità, nelle sue varie espressioni e forme, dal debole al prepotente, dal furbo all’ingenuo, dal laborioso al pigro, messa a nudo con ironia da una girandola colorata di riprese dinamiche, che rendono la pellicola particolarmente godibile.

In concorso nella sezione Alice nella città 2014, “Ghadi” mostra ancora una volta come gli organizzatori di questa sezione autonoma e parallela del Festival del Film di Roma sappiano sempre proporre al pubblico opere fresche e attuali, incentrate su temi universali, come l’accettazione degli altri, con le proprie diversità, e l’amore per i propri cari (che in questo caso fa veramente volare la fantasia di Leba).

“Ghadi” è una vera boccata d’ossigeno, una ventata d’aria fresca, che consigliamo a tutti.

Maria Grazia Bosu

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