Gas Station (2020)

Gas Station – Recensione: un concentrato prorompente di emozioni

Gas Station recensione

Con “Gas Station” Olga Torrico, alla sua prima prova davanti alla macchina da presa, racconta una storia intensa e coinvolgente, che affascina per contenuto e stile, in un turbinio di immagini evocative che travolgono l’anima e la mente dello spettatore. In soli dieci minuti, grazie anche ad un montaggio serrato, che trascina in un vortice emozionale chi guarda, la Torrico ci catapulta nella vita di Alice e ce ne mostra la sua più intima essenza.

La ragazza, cui presta volto e anima la stessa regista, qui alla sua prima prova anche come attrice protagonista, lavora in una stazione di servizio dove, casualmente, incontra il suo vecchio insegnante di musica, proprio quando aveva deciso di vendere il suo amato flauto.

Il dialogo tra i due porterà Alice a rivivere un passato col quale ancora non ha fatto seriamente i conti, portandola ad affrontare se stessa e le sue paure. Questa riflessione portata sullo schermo in maniera prorompente, grazie ad un mix di immagini e suoni, che si alternano al presente ed alla voce della protagonista, lascia spazio alla speranza di una pacificazione interiore, ad una presa di coscienza delle proprie potenzialità.

Gas Station: un lungo lavoro di elaborazione e ricerca

Col soggetto di “Gas Sation” la Torrico ha vinto a suo tempo il bando Extended Cinecampus, che dava la possibilità di girare il proprio cortometraggio in pellicola, in sole 12 ore, a Catania, per la precisione nel paese di Santa Venerina. Alle riprese avvenute nel 2018 è seguito un lungo periodo di ricerca ed elaborazione, che ha trovato il giusto compimento con le riflessioni dell’autrice durante l’inaspettato lock down.

In “Gas Station” la regista fonde con grande equilibrio il girato, in uno spettacolare 35 mm, con strepitose immagini d’epoca, alcune provenienti dall’archivio di famiglia della stessa regista, riuscendo a dare forma ai ricordi, ai pensieri, agli stati d’animo, in un’altalena di presente e passato che ammalia.

In Concorso alla 35. Settimana Internazionale della Critica di Venezia, nella sezione SIC@SIC Short Italian Cinema, nata da una sinergia tra il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e Istituto Luce-Cinecittà, “Gas Station” è una promettente opera prima ben diretta e interpretata, con un’eccellente fotografia frutto del lavoro di Eleonora Contessi.

Il cortometraggio ricorda anche la funzione risanatrice della musica, capace di portare equilibrio all’anima, riparare le ferite e aprire una finestra sul mondo, allargando gli orizzonti che spesso siamo noi a rimpicciolire.

Maria Grazia Bosu

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