Gabrielle – Un amore fuori dal coro – Recensione

Gabrielle – Un amore fuori dal coro – Recensione

Una delicata e struggente storia d’amore capace di superare ogni diversità

(Gabrielle) Regia: Louise Archambault – Cast: Gabrielle Marion-Rivard, Alexandre Landry, Mélissa Désormeaux-Poulin, Vincent-Guillaume Otis – Genere: Drammatico, colore, 104 minuti – Produzione: Canada, 2013 – Distribuzione: Officine Ubu – Data d’uscita: 12 giugno 2014.

gabrielle-unavocefuoridalcoroGabrielle è una giovane donna affetta dalla sindrome di Williams, dotata di una contagiosa gioia di vivere e di una propensione spiccata per la musica. La giovane si innamora di Martin, un ragazzo conosciuto nel centro ricreativo dove fa parte di un coro; da quel momento diventano inseparabili. Le loro famiglie però, vista la loro disabilità, non permettono loro di vivere il proprio amore come vorrebbero. Mentre il coro si sta preparando in vista della partecipazione ad un importante festival musicale, Gabrielle fa di tutto per dimostrare la propria autonomia e guadagnare la tanto agognata indipendenza.

Al suo secondo lungometraggio la regista Loiuse Archambault dona al grande pubblico una storia d’amore delicata e combattuta. I protagonisti della pellicola sono due disabili ed è per questo motivo che il tenero sentimento che cresce tra loro scatena un forte senso di protezione da parte delle famiglie, divise tra il desiderio di vederli felici e la sensazione di doverli proteggere a tutti i costi.

La storia è presentata quasi a livello documentaristico ed ha il grande pregio di non scendere mai nel melodrammatico, anzi di mostrare, con sensibilità e con il supporto del linguaggio universale della musica, l’evolversi del sentimento tra i due giovani, un sentimento universale che non conosce diversità. Accanto all’amore cresce anche l’esigenza dei due ragazzi di essere considerati “normali” e di vivere la propria vita liberamente, come tutti gli altri.

Le tematiche del film sono molto interessanti anche perché ancor oggi poco trattate, soprattutto per quanto riguarda la sessualità nel mondo della disabilità. La regista ha seguito per molto tempo i ragazzi di Les Muses, un centro, con sede a Montréal, di arti dello spettacolo che offre una formazione professionale in canto, danza e teatro a persone portatrici di handicap. E’ proprio da lì che ha trovato la protagonista del film, Gabrielle Marion-Rivard, affetta dalla stessa sindrome del suo personaggio. L’attrice, alla sua prima prova recitativa, restituisce tutta l’autenticità e il dolce entusiasmo del suo ruolo, lasciandosi trasportare dalle note delle canzoni di Robert Charlebois, famoso cantante canadese. In questo compito è aiutata da Alexandre Landry, attore professionista che interpreta la sua disabilità senza mai esagerare e con il giusto candore.

“Si je chante c’est pour qu’on m’entende. Quand je crie c’est pour me défendre. J’aimerais bien me faire comprendre…” (“Se canto è perché mi si senta. Se grido è per difendermi. Amerei tanto farmi comprendere…”). Questa strofa della canzone “Ordinaire”, che il coro di ragazzi “speciali” canta più volte, racchiude in sé tutto il loro grido e il desiderio della coppia protagonista, ricordandoci che siamo tutti diversi:  forse questa è la vera grande bellezza.

Miriam Reale

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