Fighting – Recensione

Un film sul genere di “Fight Club”, sui combattimenti clandestini, che non convince, né emoziona

Regia: Dito Montiel – Cast: Channing Tatum, Terrence Howard, Peter Anthony Tambakis, Zulay Henao, Michael Rivera – Genere: Drammatico, colore, 105 minuti – Produzione: USA, 2009 – Distribuzione: Universal Pictures.

fightingDopo “Guida per riconoscere i tuoi santi”, Dito Montiel realizza “Fighting”, dove, in una caotica New York che fa da sfondo, Shawn MacArthur (Channing Tatum), giovane provinciale senza il becco di un quattrino, si procura da vivere vendendo merce contraffatta nella downtown. Qui, mentre fa a pugni con alcuni ragazzi che lo hanno derubato, viene notato da Harvey Boarden (Terrence Howard, “Il buio dell’anima”) che lo convince a far soldi combattendo in incontri di lotta clandestini, proponendosi come suo manager.

La storia inizia a prendere ritmo tra lottatori e location di ogni tipo, tra cortili dismessi, sale orientali e attici da atelier. Ben presto Shawn si trasforma in una star delle sfide notturne, pronto ad affrontare la sua ultima, più grande sfida contro Evan Haley (Brian White, “Cambio di gioco”) suo ex compagno di lotta.

“Fighting” è una storia ritmata al tempo della musica rap newyorkese che però mostra poco appeal. Gli unici momenti di presa sono quelli dei combattimenti, più che altro per le interessanti location che ospitano gli incontri clandestini, dove “gente bene” si diletta con questi tipi di spettacolo. Shawn alla fin fine è una specie di gigante buono che ha un rapporto conflittuale con il suo passato, è “nobilmente” in cerca di soldi e mentre lotta senza un preciso stile, trova invece l’amore di Zulay Valez (Zulay Henao, “Grizzly Park”).

Nella pellicola tuttavia tutto risulta molto impreciso, trama e caratterizzazione dei personaggi, e soprattutto di basso profilo, quantomeno rispetto al film d’esordio di Montiel, vincitore, con merito, proprio di un premio alla regia al Sundance Film Festival. Insomma, “Fighting” rischia di deludere sia gli appassionati di film sul genere, sia chi ha apprezzato “Guida per riconoscere i tuoi santi”. E forse dopo “Fight Club” (1999), le pellicole che hanno per tema le lotte clandestine hanno bisogno di veramente troppo per poter davvero sfondare lo schermo.

Alice Rinaldi

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