Fiabeschi torna a casa – Recensione

Enrico “Apocalipsi Nau” Fiabeschi, eterno studente fuori corso, nato dalla matita di Andrea Pazienza

Regia: Max Mazzotta – Cast: Max Mazzotta, Lunetta Savino, Ninetto Davoli, Diego Verdegiglio, Rita Montes – Genere: Commedia – Produzione: Italia, 2012 – Distribuzione: Whale Pictures – Data di uscita: 22 agosto 2013.

fiabeschi“Fiabeschi torna a casa” riprende da dove era finito “Paz!” di Renato De Maria.

Lo scapestrato studente fuori sede del DAMS di Bologna Enrico Fiabeschi (Max Mazzotta) ha ormai 40 anni; Anna, la sua ragazza storica lo ha lasciato, non ha un lavoro e nemmeno un titolo di studio, visto che per anni ha trascurato l’università per non fare praticamente nulla, se non assumere massicce quantità di droghe leggere.

È costretto, quindi, a tornare dalla sua famiglia in Calabria, nel paese di Cuculicchio, dove ritrova il padre bidello (Ninetto Davoli), la madre casalinga Maria e la zia rintronata (Lunetta Savino). Ad accoglierlo gli amici di sempre e il problema principale di trovarsi un lavoro.Ma lo spaesamento nel tornare a casa pesa sulla vita di Enrico, che si ritrova privo di autonomia e vittima degli eventi che lo attendono in paese.

Nei fumetti di Andrea Pazienza, il personaggio di Enrico Fiabeschi fa una fugace apparizione, prototipo dello studente fuori sede e fuori corso, senza un passato, un background. Un personaggio che incarna il fallimento e la confusione giovanile di una buonafetta della gioventù italiana.

Il Fiabeschi “Paz!” è molto diverso da quello di questo film: se l’altro viveva nella Bologna degli anni ’70, quello di “Fiabeschi torna a casa” è immerso nell’epoca dei social network e della crisi, dove il ritorno al Sud è visto come simbolo di una generazione che ha fallito nel sogno di farsi una vita al Nord. Il sud che trova è una realtà surreale, un passato travestito da presente. Enrico sarà costretto a prendere in mano il suo destino e a combinare qualcosa di buono.

Il punto focale del film è proprio questo: Fiabeschi ha bisogno di ritrovare se stesso. Tutto il film è una ricomposizione del suo dissidio esistenziale. Più volte il protagonista dice questa frase: “la casa siamo noi”, segno che ovunque saremo nella vita, la nostra dimora interiore sarà con noi.

Buone le interpretazioni del protagonista Max Mazzotta, che si rivolge al pubblico proprio come in “Paz!” con il suo viso caricaturale e le occhiate lanciare alla camera; e diPaolo Calabresi nei panni di un marginale ma memorabile Jesus (“Il Grande Lebowsky”) di provincia.

Le intuizioni e i punti di partenza, quindi, sono molto buoni, però la messa in scena non convince. I personaggi sono tutti ben scritti, ma la storia quasi inconsistente non li valorizza e finisce per annoiare lo spettatore.

L’unica forza di questa pellicola è il personaggio di “ApocalipsiNau” Fiabeschi. E i baffi meravigliosi di Mazzotta.

Manuela Santoni

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