Femmine contro maschi – Recensione

Secondo capitolo del dittico cinematografico di Fausto Brizzi sui contrasti maschi-femmine, dove si punta il dito sulle pecche delle donne, sempre intente a gestire tutto, anche chi si ama

Regia: Fausto Brizzi – Cast: Claudio Bisio, Francesca Inaudi, Nancy Brilli, Luciana Littizzetto, Emilio Solfrizzi, Giorgia Wurth, Chiara Francini, Serena Autieri, Salvatore Ficarra, Fabrizio Rizzolo, Valentino Picone, Matteo Urzia, Wilma De Angelis, Lorenzo Cesari – Genere: Commedia, colore, 92 minuti – Produzione: Italia, 2010 – Distribuzione: Medusa – Data di uscita: 04 febbraio 2011.

femmine-contro-maschiDopo “Maschi contro femmine”, “Femmine contro maschi” è il secondo capitolo di un progetto unitario, col quale Fausto Brizzi porta sullo schermo, in chiave comica, l’eterna lotta tra uomini e donne, i primi bambini senza tempo, le seconde inguaribili rompiscatole. Dopo aver messo in evidenza i difetti dell’universo maschile, ora tocca alle femmine scoprire il fianco, anche se, nel loro complesso, le due pellicole fanno fare una figura più dignitosa a quest’ultime. La storia scorre veloce e diverte, e il gentil sesso non può che riconoscersi, almeno in parte, in ciò che lo schermo propone.

Il film inizia con una frase di Charles Darwin, che recita: “Il maschio scelto dalla femmina non è colui che le sembra più attraente, ma colui che la disgusta di meno”. Probabilmente l’antropologo aveva ragione, visto e considerato che la maggior parte delle donne, pur amando il compagno col quale divide la vita, si adopera con una costanza certosina a fare di lui una sorta di ideale, fortunatamente inesistente. Certo il tema non è nuovo, i luoghi comuni sono tanti e servono per affrontare l’argomento in chiave comica, diversamente si sfocia nel dramma psicologico, e al regista piace trattare le cose con leggerezza.

Del cast poi non ci si può che compiacere: Bisio è una certezza, non sbaglia un colpo, Ficarra e Picone sono più che divertenti, la Littizzetto, seppur in veste di ‘formattatrice’, e forse un po’ sottotono rispetto alle sue esilaranti performance televisive, dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di essere non solo una brava comica, ma anche una buona interprete. Emilio Solfrizzi, che si cimenta in un’improbabile parlata piemontese, nei panni di Piero, che vive a Torino me è pugliese d’origine, è un vero spasso, e finalmente la Brilli non deve interpretare la solita ‘burina romana’, ricordando al pubblico che quando fa altro è ancora più piacevole.

Nonostante i due film siano stati girati contemporaneamente, ciascuno ha vita propria, e quest’ultimo appare più armonico, più efficace, una commedia sentimentale ben riuscita.

Rimane oscuro il perché questo tipo di pellicole vengano ritenute di particolare interesse culturale, potendo così godere delle sovvenzioni pubbliche. Sarebbe auspicabile che questi aiuti fossero indirizzati verso opere prime o di autori poco noti, che diversamente fanno fatica ad emergere. Siamo sicuri che Brizzi, autore e regista stimato, può contare in toto, per le sue fatiche, su investimenti privati. Interesse culturale a parte, il film non deluderà sicuramente quegli spettatori che hanno voglia di divertirsi e rilassarsi, dimenticando per un po’ i propri guai.

Maria Grazia Bosu

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