Father and Son – Recensione

La toccante storia di due famiglie costrette a interrogarsi sulla natura dell’essere genitori

Regia: Hirokazu Koreeda – Cast: Masaharu Fukuyama, Yôko Maki, Jun Kunimura, Machiko Ono, Kirin Kiki – Genere: Drammatico, colore, 120 minuti – Produzione: Giappone 2013 – Distribuzione: Bim – Data d’uscita: 3 aprile 2014.

fatherRyota è un imprenditore di successo. Tutto quello che ha se l’è guadagnato lavorando sodo, ed è convinto che nulla potrà impedirgli di avere la vita perfetta a cui ha sempre aspirato: si sente un vincente. Un giorno, però, lui e sua moglie Midori ricevono una telefonata inattesa dall’ospedale: il loro bambino di sei anni, Keita, non è il loro figlio biologico. L’ospedale ha commesso un errore e , dopo il parto, gli ha consegnato il bambino sbagliato. Ryota si trova di fronte alla necessità di una decisione terribile: scegliere il figlio naturale o il bambino che ha cresciuto e amato per sei anni?

Hirokazu Koreeda, dopo “Nessuno lo sa” e “Still Walking”, torna sul grande schermo con un’altra storia familiare. Con questa pellicola il cineasta giapponese ci regala un’intima e profonda riflessione sul significato dell’essere genitore, soffermandosi con insistenza su quello della paternità. Davvero riuscito il ritratto di Ryota che, nei centoventi minuti del film, vediamo affrontare con sofferenza dapprima la notizia di aver cresciuto un bambino con cui non ha legami di sangue e in seguito la riflessione su cosa renda un padre davvero tale. La sua disciplina e il suo rigore, che appaiono come caratteristiche necessarie a intrappolare un’emotività forzatamente repressa, sono le uniche espressioni del suo amore. L’incontro con la famiglia del suo figlio biologico gli farà però comprendere l’importanza del tempo speso insieme al suo bambino e la vera natura del legame padre-figlio.

La storia viene raccontata con estrema essenzialità, qualità che compone anche la costruzione delle immagini e la fotografia più volte cupa come lo spirito interno dei protagonisti. Ma, dietro tutto questo rigore e questa compostezza, il disvelamento dell’animo dei personaggi è sempre più profondo. Il tema trattato nella sua universalità riesce a coinvolgere e emozionare senza alcun tipo di forzatura o ostentazione.

È il legame di sangue a rendere davvero un genitore tale? L’interrogativo che attanaglia e sconvolge le due famiglie protagoniste sembra infine trovare una soluzione che commuove perché vissuta con tutte le fragilità e difficoltà che un genitore, mestiere al quale nessuno è mai davvero pronto, affronta nel suo percorso familiare. “Father e Son” è dunque una pellicola che trafigge come lo sguardo di un bambino, con straziante delicatezza.

Miriam Reale

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