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Fast & Furious 5 – Recensione

Vin Diesel torna più in forma che mai con “Fast & Furious 5”: sgommate al cinema per non perdervelo

Regia: Justin Lin – Cast: Dwayne Johnson, Vin Diesel, Paul Walker, Jordana Brewster, Tyrese Gibson, Elsa Pataky, Ludacris, Sung Kang, Gal Gadot, Matt Schulze, Joaquim de Almeida, Michael Irby, Alimi Ballard – Genere: Azione, colore, 130 minuti – Produzione: USA, 2011 – Distribuzione: Universal Pictures – Data di uscita: 4 maggio 2011.

fast&furious5“Scappare non è libertà”: una delle battute-cult di “Fast & Furious 5” (in uscita il prossimo 4 maggio) la dice lunga sulle cattive intenzioni di Dom Toretto, al secolo Vin Diesel. Ancora di più se compare su grande schermo ancora una volta in versione fuggitivo e al volante delle quattroruote più veloci in circolazione.

C’era davvero bisogno di un nuovo (e non ultimo) capitolo del franchise? La risposta è decisamente affermativa. Se la posta in gioco si scrive con una cifra a nove zeri, se l’obiettivo è quello di mettere in ginocchio il più pericoloso boss di Rio, e se la squadra coinvolta ha fedine penali internazionali lunghe come un’enciclopedia, allora che si scaldino pure i motori.

Con la canotta bianca d’ordinanza e il crocifisso al collo (non perdetelo di vista, sarà un pezzo fondamentale della storia presente e futura!), Toretto torna a infrangere la legge con la sorella Mia (Jordana Brewster), l’amico e cognato Brian O’Conner (Paul Walker) e una nutrita lista di criminali, con e contro di lui. A dargli la caccia, tra gli altri, ci pensa Dwayne “The Rock” Johnson, nell’uniforme dell’agente federale Luke Hobbs.

L’adrenalina sfreccia fotogramma per fotogramma davanti allo spettatore, che non può far altro che allacciarsi le cinture di sicurezza, spingere sull’acceleratore e catapultarsi in questa dimensione fatta di esplosioni, inseguimenti, piani alla “Ocean’s Eleven” e donne dalle curve mozzafiato.

A fare da contraltare all’action purosangue ci pensa una dimensione familiare in cui perfino un duro come Toretto si ritrova a parlare delle messe domenicali a cui partecipava con il padre. L’orgoglio di figlio si mescola al senso di protezione per la sorella portandolo in pole position ad oscillare dal ruolo di eroe a quello dell’anti-eroe. Ora ha realmente qualcosa da perdere e sembra ben più importante del conto in banca o della reputazione: non più lupo solitario, ha voglia di un copilota e non si vergogna a lasciare il volante per lui.

Questo equilibrio sottile è una pedina cruciale nel gradimento – altissimo, è il caso di dirlo – di questo quinto capitolo, che non risente di alcuna stanchezza né stride per note fuori spartito. Sono proprio gli eccessi a rendercelo più accattivante: quando pensiamo di aver già visto e detto tutto sull’argomento ecco che è arrivato il momento di ricredersi dalla prima scena all’ultima… e anche dopo i titoli di coda, quando un tassello fondamentale farà da gancio al sesto film e farà saltare il pubblico sulla poltrona del cinema. Toretto e company ci salutano sul più bello, lasciando intendere che per il dessert c’è ancora tempo…

Alessandra De Tommasi

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