Fa’ la cosa sbagliata – The Wackness – Recensione

Fa’ la cosa sbagliata – The Wackness – Recensione

Un’amicizia insolita tra lo psicologo Ben Kingsley e il paziente Josh Peck

(The Wackness) – Regia: Jonathan Levine – Cast: Ben Kingsley, Josh Peck, Famke Janssen, Olivia Thirlby, Mary-Kate Olsen, Jane Adams – Genere: Drammatico, colore, 96 minuti – Produzione: USA, 2008 – Distribuzione: Fandango – Data di uscita: 28 agosto 2009.

fa-la-cosa-sbagliataUn giovane spacciatore di erba introverso e sognatore stringe amicizia con il suo stravagante analista di mezza età, in crisi con la moglie e desideroso di sentirsi ancora vivo, e finisce con l’innamorarsi della di lui figlia.

Così raccontata, la storia sembrerebbe un banale rip-off del fortunatissimo (e sopravvalutato) “American Beauty” di Sam Mendes. In realtà “The Wackness” è un piccolo ma grazioso film da Sundance Festival, di cui non a caso nel 2008 ha vinto il premio del pubblico. La vicenda si ambienta nella New York del 1994, in pieno “trattamento Giuliani”, quando cioè il sindaco di origini italiane mise in atto la sua politica a tolleranza zero per contrastare e drasticamente ridurre il microcrimine, colpendo principalmente il consumo di stupefacenti e a difesa del decoro urbano.

Ma il 1994 è anche l’anno dell’esplosione della musica rap, sdoganata dalle sue origini nere e diventato genere trasversale e fenomeno di moda, colonna sonora per milioni di adolescenti alle prese con le prime esperienze di droga, alcool e sesso. Luke (Josh Peck) in realtà consuma e commercia, abbondantemente, solo i primi due e all’indomani del diploma scolastico si trova più depresso che mai, dovendo anche sopportare una coppia di genitori in perenne litigio e con gravi problemi economici.

Così finisce per legarsi, anche aldilà del rapporto medico-paziente, con il suo psicologo, il Dottor Squires (un superbo Ben Kingsley). Il problema è che Squires è dipendente quanto lui da droga e antidepressivi e ha anche lo stesso, tremendo bisogno di trovare uno sfogo a pulsioni sentimentali e sessuali ancora non sopite dall’età. La strana amicizia che si instaura tra loro darà ad entrambi il coraggio di fare scelte sofferte ma positive per la rispettiva crescita individuale.

Alla sua seconda esperienza registica, Jonathan Levine scrive e dirige un film che, pur non rinunciando ai tipici vezzi degli indie movie (su tutto un abbondante uso della camera a mano e una fotografia sghemba e sporca), può contare su un cast pienamente in parte e in grado di regalarci, qua e là, gustose citazioni (come il ballo post bacio che Luke compie sul modello di Michael Jackson di Billie Jean). L’assurdo titolo italiano fa il verso al “Do the Right Thing” di Spike Lee ma senza alcun tipo di ulteriore correlazione.

Colonna sonora prettamente black e di notevole spessore, in cui le canzoni di Notorious B.I.G, per ironia della sorte proprio in questi giorni celebrato al cinema con un biopic, la fanno da padrone.

Vassili Casula

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