Eyes Wide Shut – Recensione

L’ultimo raffinato capolavoro di Stanley Kubrick che ricongiunge la pornografia all’erotismo, scardinando i falsi moralismi sulla sessualità esplicita

Regia: Stanley Kubrick – Cast: Nicole Kidman, Tom Cruise, Madison Eginton, Jackie Sawris, Sydney Pollack – Genere: Drammatico, colore, 160 minuti – Produzione: Gran Bretagna, USA, 1999 – Data di uscita: 1 settembre 1999.

eyes-wide-shutL’imperante liberalismo ha portato la nostra società, intesa come occidentale nel suo insieme, a ridefinire i canoni di sessualità esplicita, elaborando una forma di pensiero che rende labile e concentrico il confine tra le due manifestazioni “artistiche”.

Il cinema è stato uno dei mezzi più abusati per dare vita a tale incontro, incontro che spesso si è fuso sul grande schermo, creando notevoli disagi per le commissioni, internazionali e non, di revisione cinematografica. Ad accentuare la questione che si crea limando la pornografia, intesa come espressione di rappresentazioni oscene, fino a renderla in simbiosi con l’erotismo, ovvero la tendenza ad esaltare il sesso nella letteratura o tramite i più diffusi mezzi di comunicazione, ci hanno pensato in molti.

Nessuno, però, ha saputo mescolare questi due elementi fino a fonderli in maniera così visivamente raffinata, come ha fatto nella sua ultima opera (anteriore alla prematura morte) Stanley Kubrick, forse il più grande regista della storia della celluloide. “Eyes Wide Shut” è il film che ha concluso la straordinaria carriera dell’artista inglese, essendo al contempo un film rivoluzionario ed un’opera assai complessa e tutt’ora discussa.

Uscito postumo, racconta il momento di crisi coniugale di una coppia alto-borghese (Tom Cruise e Nicole Kidman), che, attraverso esperienze personali, esprimono la propria frustrazione sessuale e la relativa solitudine: il marito partecipando “visivamente” ad un’orgia, la moglie flirtando con l’idea di tradire il consorte, sebbene ciò avvenga solo in sequenza onirica.

L’intero percorso del film si snoda sul rapporto tra l’uomo e la donna, il cui reciproco tradimento significherebbe per ciascuno dei due antipodi la liberazione mentale da uno status di costrizione: in sintesi, poco dopo il matrimonio (o la gettonatissima convivenza), la coppia si mette a dura prova, raggiungendo il massimo del desiderio. È proprio a questo punto che l’occhio-spalancato-aperto di Kubrick interviene, mostrando alla platea come lo sfogo delle proprie pulsioni sessuali, sia metafora del mal di vivere che in molte persone giunge nel rapporto col partner.

Il regista mostra come ognuno, in preda a tale sconvolgimento, reagisca nella maniera più impensabile, muovendosi al rallentatore in una metropoli (=società) fredda e distaccata, ma sempre pronta ad accompagnarci nelle angoscianti veglie notturne. Il sesso, nonostante sia molto esplicito ed esplicitamente menzionato, è una figurazione quasi di contorno, è l’essenza della perdizione, ma al contempo rifugio sicuro.

La pornografia, tramutata in eros, riflette una condizione costrittiva che sfocia in disagio personale e la sua esaltazione non è altro che un espediente che Kubrick utilizza per raccontare una storia. La sua è una provocazione cinematografica tesa ad una critica costruttiva, non la celebrazione ludica di un tema fin troppo censurato. Che poi “Eyes Wide Shut” non sia un film del tutto riuscito, questa è un’altra vicenda che spetta al solo spettatore valutare.

Ciò che realmente è importante, è osservare la reazione che questo lavoro ha provocato nell’inconscio e nell’immaginario del pubblico, ossia vedere come l’individuo si pone di fronte allo schermo che proietta immagini dell’oltre eros, visioni che mostrano una forte sessualità, spinta sino ai limiti dell’umana ragione.

Simone Bracci

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1 Comment

  1. Gaetano Barbella

    Un secondo risvolto del film.

    Kubrik, nel disporsi a fare il film in questione ha preso a piene mani dall’esoterismo e senza distinzione fra “tenebre” e “luce”. Su questo tutti sono concordi, ma apprestarsi a esaminare il suo lavoro non si può evitare di inciampare a piè sospinto su architetture ben congegnate, proprio dagli influssi esoterici in qualche modo.

    L’arte del mondo del cinema si basa sull’abilità di creare realtà con la finzione scenica, ma è proprio questo l’intento dell’arte magica per creare la giusta barriera di confine tra il di qua con l’aldilà, dove si entra solo da “morti”.

    Il film di Kubrik sembra prepararci a questo valico, nel senso che ci informa in modo criptico su ciò che normalmente ci viene dalla letteratura esoterica, delle tenebre e/o della luce.
    Faccio questa distinzione ma non si può capire quale sia veramente l’una e l’altra perché si tratta di “due che debbono unirsi” ma è impossibile che ciò avvenga.

    In Alchimia questo connubio è noto col nome di conciliatio oppositorum: l’alchimista, quindi, non potendo rinunciare né all’uno né all’altro, deve riuscire ad amalgamare e fondere insieme Spirito e Corpo, realizzando appunto la conciliatio oppositorum.
    Gli opposti devono prima lottare divorarsi ed uccidersi a vicenda perché la loro unione possa realizzarsi. Questa operazione ha due aspetti, quello del costringere la terra corporea e pesante (le tenebre) ad elevarsi verso le regioni dello Spirito e quello consistente nell’obbligare lo Spirito ad abbandonare i “cieli filosofici” (la luce), ove può spaziare liberamente, costringendolo a discendere nelle regioni più pesanti e condizionate dai vincoli terrestri perché possa vivificare rivitalizzare e “rendere consapevole” il corpo.

    Ecco che arriviamo alla scena fondamentale della sala del biliardo, il cui scenario è il dialogo fra il crudele Ziegler e l’umanista Bill, che impersonano appunto i due della conciliatio oppositorum alchemica.

    Il passo è breve nel capire che il titolo del film Eyes Wide Shut, col suo “vedere” e non “vedere”, porta alla consapevolezza dei due impossibili “amanti” che solo da morti potranno unirsi per sempre e traslare ogni cosa del vedere inconcepibile nel solve ef coagula, la frase in cui è racchiusa tutta l’arte dell’Alchimia. Infatti caso vuole che, alla fine del lavoro del film muore, Stanley Kubrik (il vecchio Sole alchemico che si eclissa) seguito dalla separazione della coppia Nicole Kidman-Tom Cruise (un’inattuabile matrimonio a causa di una pseudo religione, Scientology).

    Adesso tutto è chiaro, Solve et Coagula è l’oltre di Eyes Wide Shut ed è Ziegler il fuoco distruttore del Solve, visto come un crudele, ma poi è Bill, peraltro un valente medico, che con il Coagula tutto ricompone con spirito umanitario.

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