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Eva – Recensione

Eva: la storia di una bambina speciale, di uno scienziato emotivo e di robot capaci di emozionare ed emozionarsi come solo un essere umano può fare

Regia: Kike Maíllo – Cast: Daniel Brühl, Lluìs Homar, Alberto Ammann, Marta Etura, Claudia Vega, Anne Canovas – Genere: Fantascienza, colore, 94 minuti – Produzione: Spagna, 2011 – Distribuzione: Videa CDE – Data di uscita: 31 agosto 2012.

evaIl primo lungometraggio del regista Kike Maíllo punta davvero in alto, si parla di esseri umani e macchine, un tema di per sé importante e complesso, ma ciò che rende la pellicola ambiziosa è la presenza di robot, androidi e macchine sofisticate che, nell’immaginario comune, sono appannaggio esclusivo delle grandi produzioni statunitensi. Eppure il film è spagnolo e non ci apre scenari futuristici stravaganti né lontane realtà avveniristiche. Siamo in un presente nemmeno tanto moderno, un presente che è quasi passato ma nel quale robot e umani vivono in una simbiosi che appare perfetta.

Alex è un ingegnere cibernetico che torna nella sua città per ultimare un progetto importante iniziato 10 anni prima: perfezionare il “software emotivo” dei robot. La sua “creatura” è un piccolo androide, l’SI-9, il cui destino è di essere creato in laboratorio per diventare un bambino speciale. Per lavorare a questo progetto Alex ha bisogno di un modello reale e lo trova in Eva, una ragazzina di 10 anni, estroversa e curiosa, che scopre essere la figlia della donna che amava prima di partire e che è diventata la compagna di suo fratello. Alex ed Eva sentono da subito di essere uniti da un inspiegabile forte legame che la regia e la sceneggiatura esaltano con una delicatezza che muove a un’immediata empatia.

Nella prima parte il film procede a piccoli passi, indagando nei sentimenti e nei comportamenti umani: gli errori, le scelte e le loro conseguenze, il bisogno di amare e di essere amati. Il protagonista, ben interpretato da Daniel Brühl, sembra trovarsi bene solo tra i robot che gli stanno vicino e che lo comprendono (esseri differenti dunque dagli androidi a metà di Blade Runner), ai quali può chiedere persino di “regolare” il loro livello di emotività. Le emozioni rappresentano proprio il suo cruccio da scienziato, egli sente di dover dare ai suoi robot un’anima uguale a quella umana e ci prova manipolando letteralmente, come creta tra le mani, i sentimenti. Ma l’anima, le sensazioni, i sentimenti, si possono davvero “regolare”, controllare e addirittura creare artificialmente? Per Alex, scienziato molto sensibile, questo è possibile ma tutto ciò comporta delle conseguenze.

Maíllo non realizza un banale film sull’eterna contrapposizione uomo-macchina, gli unici contrasti che si percepiscono sono quelli tra le fredde montagne del paesaggio innevato nel quale è immersa la storia e gli interni caldi delle case di legno. Una dicotomia avvertita anche nelle riprese che, da ferme e razionali, diventano quasi vibranti quando seguono i protagonisti nei momenti di maggiore pathos.

L’ultima parte del film presenta degli stralci di drammaticità più intensa, i segreti che si percepiscono in tutta la parte iniziale vengono a galla, così come emergono anche tutti gli interrogativi che il film di Maíllo lascia aperti: umani e macchine potrebbero avere relazioni da pari pur essendo profondamente diversi? Ci si può ergere a divinità creatrice senza pagarne le conseguenze? È la perfezione che ci regala la felicità, l’amore, l’affetto, il calore? Per i protagonisti queste sensazioni sono incarnate da Eva, una bambina speciale, in grado di amare davvero, capace di rapirti il cuore a tal punto da rendere profondamente doloroso l’inevitabile finale.

La piccola Claudia Vega (Eva) è la bravissima protagonista di una pellicola di fantascienza che tuttavia anche i non appassionati del genere possono apprezzare in pieno. Tutto, infatti, appare reale e tangibile, persino i sentimenti, ed è proprio per questo, che un film sui robot, arriva a commuovere.

Giuseppina Caliento

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