Euphoria – Recensione

Dopo aver scandalizzato gli Stati Uniti è arrivata anche in Italia “Euphoria”, serie tv remake di uno show israeliano, prodotta – tra gli altri – dal rapper Drake. Le otto puntate sono andate in onda in seconda serata su Sky Atlantic e adesso sono disponibili in streaming su Now Tv.

Euphoria, un racconto dell’adolescenza senza filtri

Euphoria Rue e Jules

Primo teen drama di HBO, la serie “Euphoria” racconta le nuove generazioni in maniera schietta, a volte anche cruda ed estrema, con immagini esplicite dal contenuto sessuale o violento che non la rendono adatta, a dispetto del genere, ai ragazzi più piccoli.

“Euphoria” parla di droghe, relazioni tossiche, rapporti familiari complicati, depressione e sessualità senza edulcorazioni. Nonostante i personaggi abbiano tra i sedici e i diciotto anni non ci sono prime volte, o sono rare, perché gli adolescenti protagonisti hanno già provato quasi tutto. Ogni puntata si apre con la presentazione di uno di loro, offrendo una panoramica dell’infanzia e della famiglia. Un quadro che evidenzia spesso un trauma in grado di spiegare, almeno in parte, perché sono diventati quelli che sono.

Tutto viene filtrato dalle parole di Rue, narratrice e protagonista principale, interpretata dall’attrice Zendaya, nota finora per aver preso parte a prodotti di tutt’altro genere, a cominciare dagli show targati Disney fino all’approdo al cinema con “Spider-Man – Homecoming” e poi con il musical “The Greatest Showman”. La serie comincia proprio con la sua storia: la giovane soffre di attacchi di panico sin da bambina e ha cominciato presto a fare uso di droghe. Tale situazione si è aggravata al punto da costringerla a trascorrere l’estate in un rehab dopo essere entrata in coma per un’overdose.

Le dipendenze che “Euphoria” affronta però non sono soltanto quelle da sostanze stupefacenti, riguardano anche la sfera emotiva, legate alla voglia di primeggiare, non deludere le aspettative e al desiderio, che si rivela illusione, di avere il controllo sugli altri e su se stessi.

Le contraddizioni dell’adolescenza si esprimono anche attraverso l’estetica

Euphoria serie tv

Uno dei punti forti dello show, oltre a una rappresentazione sincera, che smorza i toni più cupi con alcune scene ironiche e surreali e molta musica, sta nell’aspetto visivo psichedelico che utilizzando una fotografia al neon evidenzia la convivenza di luci e parti buie, entrambe accecanti. Un montaggio disorganico ma accattivante e i movimenti di macchina, che passano da una scena all’altra in maniera vorticosa, trascinano lo spettatore all’interno della realtà raccontata. La serie riesce così a mostrare il mondo attraverso gli occhi dei giovani protagonisti, seguendo i loro trip mentali e passando dai momenti di gioia al dolore con rapidità.

Le lacrime diventano cascate di brillantini, ma restano pur sempre lacrime. Durante l’adolescenza ogni consiglio sulla vita appare inutile, qualsiasi cosa si carica di significato ed è vissuta in maniera più intensa ed estrema, dalle azioni ai sentimenti, come in uno stato di alterazione mentale, che “Euphoria” mostra molto bene proprio grazie alla sua estetica immersiva.

Ogni personaggio ha una sua precisa caratterizzazione, Rue adotta un look mascolino, che si contrappone a un trucco agli occhi, che quando non è assente, è fatto principalmente di brillantini. Mentre la sua migliore amica Jules, una ragazza transgender che si è appena trasferita e con cui instaura un forte rapporto di amicizia, indossa abiti e make up molto vistosi.

Anche le altre figure femminili hanno ognuna una personalità propria che si esprime visivamente, mentre ad accomunare quasi tutte è un rapporto non sempre facile con la propria sessualità. La crescita infatti coincide anche con una progressiva esposizione e a volte oggettivazione del proprio corpo, che sempre più spesso si trasforma in casi di revenge porn. I personaggi maschili invece sono soprattutto oppressi da aspettative e responsabilità che, nonostante l’evoluzione dei vecchi modelli di genere, spesso finiscono ancora per coincidere con un modello di mascolinità tossica caratterizzata dalla mania di possesso dell’altro.

“Euphoria” mette a nudo gli adolescenti, anche letteralmente parlando e soprattutto i maschi, mostrando dick pics, foto di nudes o sex tapes (forse anche troppo), che come spiega Rue sono ormai diventati la nuova moneta di scambio dell’amore.

La serie, inoltre, può contare su interpretazioni intense. A tal proposito tra gli attori troviamo volti già noti come quello di Sydney Sweeney, che di recente ha avuto un piccolo ruolo in “C’era una volta a… Hollywood“, e quello dell’attore Algee Smith, che ha partecipato a pellicole come “Il coraggio della verità” e “Detroit“.

Un’euforia che alterna pulsione di vita e morte

Euphoria Zendaya

La voglia di invincibilità dei giovani protagonisti si scontra però con la loro fragilità interiore e la solitudine, sentimenti che li accomunano e finiscono per farli incrociare con risultati altalenanti. Il desiderio di provare qualcosa di forte, facendo esperienze e cercando di evitare o dimenticare la sofferenza, si trasforma in autodistruzione, la ricerca di un vuoto che fa star bene ma rischia di risucchiare tutto.

Così, nonostante nell’episodio pilota uno dei personaggi adulti affermi di ammirare le nuove generazioni per la loro libertà dalle regole, in cui lui invece si sente invischiato, la serie evidenzia come dietro la sfrontatezza e lo scintillio continuino a nascondersi insicurezze e momenti torbidi. L’anima dei protagonisti è frammentata, alla ricerca di una propria identità, che per qualcuna significa una scoperta sessuale che però passa attraverso il compiacimento del desiderio maschile, di cui si pensa di avere il controllo.

In un dominare dei toni del viola e del blu “Euphoria” tratta argomenti ormai abusati ma in maniera originale sia dal punto di vista narrativo che visivo, mostrando l’adolescenza con le sue fragilità e contraddizioni. Il risultato è disturbante, talvolta grottesco, ma efficace.

Maria Concetta Fontana

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