Escape Plan – Fuga dall’inferno – Recensione

Una pellicola fiacca e prevedibile ambientata in un tecnologico carcere di massima sicurezza 

(Escape Plan) Regia: Mikael Hafström – Cast: Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, Jim Caviezel, Vincent d’Onifrio, Vinnie Jones, Sam Neill, 50 Cent, Amy Ryan, Caitriona Balfe, Faran Tahir, Matt Gerald, Jeff Chase, Steven Krueger, Jaylen Moore, James Rawlings, John L. Armijo, Lydia Hull – Genere: Azione, colore, 105 minuti – Produzione: USA, 2013 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 17 ottobre 2013.

escapeplan

Dopo il successo de “I mercenari 2 – The Expendables”, torna sullo schermo la coppia Stallone-Schwarzenegger in un film d’azione interamente ambientato in un carcere di massima sicurezza.

Sylvester Stallone è  Ray Breslin, un esperto nel campo della sicurezza delle strutture penitenziare il cui compito è quello di trovare i punti deboli delle prigioni, entrandovi con la falsa identità di criminale e riuscendo ad evaderne.

Il suo lavoro però diventa una questione di sopravvivenza quando qualcuno lo incastra rinchiudendolo nel più avanzato e segreto carcere esistente, “La Tomba”, senza intenzione di permettergli di uscirne.

Schwarzenegger veste i panni del criminale Emil Rottmayer, che diventa amico e complice di Breslin nella stesura del perfetto piano di fuga per ritrovare la libertà.

“Escape Plan – Fuga dall’inferno” è il classico action in cui basta la visione dei due minuti di trailer perché si abbia delineata in mente già tutta la trama, finale compreso. Parlare di prevedibilità in questo caso è un eufemismo e la sensazione di dejà vu è impossibile da scacciare via.

Gli unici spettatori felici saranno i fan di Stallone e Schwarzenegger che finalmente avranno la possibilità di godere della presenza delle due star in una pellicola di cui entrambi sono protagonisti. Breslin e Rottmayer  si destreggiano tra risse animate, esplosioni, torture ma anche ingegno, astuzia e perspicacia, qualità indispensabili per evadere.

L’unica lancia che possiamo spezzare è quella in favore della scenografia, estremamente suggestiva nella realizzazione di un penitenziario tecnologico e futuristico che agghiaccia per la sua asetticità e freddezza: “La Tomba” è un complesso costruito in vetro e acciaio, completamente organizzato in strutture verticali, in cui i diritti umani dei carcerati vengono continuamente calpestati.

Lo svedese Mikael Håfström spreca la ghiotta occasione di lavorare con una coppia di attori cult in un contesto profondamente accattivante, per lo meno sulla carta,  e realizza un film di scarso livello che, tolte un paio di scene riuscite,  non è mai capace di attirare l’attenzione del pubblico a cui i film scivola addosso.

Corinna Spirito

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