È solo la fine del mondo

È solo la fine del mondo

E’ solo la fine del mondo – Recensione: il ritorno a casa di un drammaturgo per annunciare la sua morte

E' solo la fine del mondo

Inizia così il sesto lungometraggio di Xavier Dolan, enfant prodige canadese, che a soli vent’anni, con “J’ai tué ma mère”, da lui scritto, diretto, prodotto e recitato, ha incantato il pubblico e fatto incetta di premi, arrivando a rappresentare il Canada nella corsa agli Oscar 2010 per il Miglior Film Straniero.

Con “E’ solo la fine del mondo” il giovane cineasta traspone sul grande schermo l’omonima pièce teatrale di Jean Luc Lagarce del 1990, conservandone i toni e soprattutto il pungente linguaggio, donando al racconto un impatto visivo al quale non si può rimanere indifferenti.

Dolan rende sua l’opera, mostrando ciò che a teatro è impossibile mostrare, gli stati d’animo del protagonista Louis, un bravissimo Gaspar Ulliel, i suoi pensieri, i tanti ricordi che questo ritorno alle origini portano nella mente dell’uomo.
Come chi sa di dover ‘andare’, Louis viene travolto dalle immagini che lo riportano alla sua infanzia, all’adolescenza, sequenze che irrompono nel film in modo travolgente, accompagnate da una colonna sonora intensa e coinvolgente, frutto dell’estro artistico di Gabriel Yared.

E’ solo la fine del mondo: incomunicabilità e disarmonia emotiva accompagnano il racconto

Dodici anni di assenza sono tanti, ‘il rientro’ non potrà che scatenare reazioni forti, a tratti quasi violente, da parte di una famiglia che appare subito in preda alla nevrosi, motivo per cui, forse, a suo tempo, Louis  se ne è allontanato, per seguire la sua strada, costruire il suo futuro.

Dolan mette a nudo l’incomunicabilità all’interno di un nucleo familiare in cui la violenza verbale sembra farla da padrona, in un crescendo drammatico inarrestabile, coadiuvato costantemente da musiche che sorprendono, rendendo il girato ancor più penetrante emotivamente.

Le immagini sommergono lo spettatore come la piena di un fiume, lasciandolo attonito per la forza visiva che il regista imprime al racconto.
L’evolversi delle vicende non conosce pause, i dialoghi mostrano immediatamente l’essenza di ognuno dei personaggi che animano la storia.
A fronte della pacatezza di Louis, che porta nel cuore il peso della morte, c’è la rabbia convulsa del fratello Antoine, interpretato dal sempre bravo Vincent Cassel, che forse non gli perdona il vuoto di questi anni, e la ‘sballata’ sorella minore Suzanne, cui presta volto e grinta Léa Seydoux.
A completare un cast dalle grandi capacità interpretative ci sono  Marion Cotilard, la remissiva moglie di Antoine, e Nathalie Baye, che incarna la figura della madre paziente, felice per il poco tempo che il figlio ha deciso di dedicare loro.

E’ solo la fine del mondo: un racconto impreziosito dalla singolare capacità narrativa di  Dolan

Dolan, con un’eleganza narrativa e una singolarità espressiva che incantano, mette in scena il dolore, la solitudine, l’insoddisfazione, l’incapacità dei familiari a percepire l’imminente tragedia, seppur si respiri nell’aria in modo palese.
Il cineasta muove la macchina da presa fino ad entrare quasi nel cuore e nella mente dei personaggi, soprattutto di Louis, i cui minimi mutamenti espressivi vengono sublimati da inquadrature che ne colgono ogni sfumatura.
Non mancano sequenze simboliche, come quelle dell’orologio a cucù, metafora del tempo che scorre inesorabilmente  verso la fine.

Il cinema è sempre rimasto affascinato da storie che raccontano il ritorno a casa del novello ‘figliol prodigo’ che ha avuto successo lontano da casa, come se per seguire la propria strada sia quasi impossibile non recidere i legami con le proprie origini, dalla quali magari attingere per il proprio lavoro creativo, standone però a debita distanza, per paura di una qualche contaminazione.
Nel caso di Louis pare chiaro che dinamiche familiari così nevrotiche non si sposassero con un urgenza di pacatezza dettata dal suo carattere, o forse la realtà del piccolo centro in cui è nato erano troppo opprimente per un adolescente gay.
Dolan non spiega, lasciando uno spazio d’immaginazione allo spettatore, che in 95 minuti compone il puzzle di questa vita agli sgoccioli che vorrebbe riappacificarsi con le persone alle quali sente comunque di appartenere.

Il film, vincitore del Gran Prix della Giuria al Festival di Cannes 2016, è candidato dal Canada agli Oscar per il Miglior Film Straniero, ed è dedicato al costumista canadese François Barbeau, recentemente scomparso all’età di ottant’anni.

Maria Grazia Bosu

  • Titolo originale: Juste la fin du monde
  • Regia: Xavier Dolan
  • Cast: Marion Cotillard, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Nathalie Baye, Gaspard Ulliel, Arthur Couillard
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 95 minuti
  • Produzione: Canada, Francia, 2016
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Data di uscita: 7 Dicembre 2016

È solo la fine del mondo"È solo la fine del mondo", presentato al Festival di Cannes 2016 in concorso e selezionato per rappresentare il Canada agli Oscar come Miglior Film Straniero per il 2017, è tratto dalla piéce teatrale omonima di Jean-Luc Lagarce ed è diretto dal giovanissimo interprete e regista Xavier Dolan.

Il film segue le vicende di Louis, un giovane scrittore che si è allontanato dalla famiglia a dodici anni. Da adulto diviene un drammaturgo affermato, deciso a lasciarsi alle spalle un doloroso passato.

Quando scopre di essere malato senza possibilità di guarigione decide di tornare a casa. Si affretta a prendere il primo volo disponibile con la famiglia che nel frattempo lo attende tra premurosità e isteria.
Nel momento in cui Louis varca la soglia per entrare nella sua vecchia abitazione si ritrova davanti la sorella minore, Suzanne, che lo accoglie abbracciandolo, Antoine, il fratello maggiore che si sente minacciato dal suo ritorno per le attenzioni riservategli dai genitori durante l'infanzia, Catherine, la cognata insicura e mai conosciuta, che esprime le sue verità balbettando, la madre, assolutamente impreparata a ricevere quel figlio che non è mai riuscita a comprendere.

Louis è tornato pieno di buoni auspici per la sua famiglia e spera che i dispiaceri del passato possano essere solo un lontano ricordo, ma non è così. Lo scrittore dovrà decidere se rivelare la notizia della sua imminente morte alla famiglia o no.

In qualche modo i personaggi di "È solo la fine del mondo" sono tutti coinvolti in uno stato emotivo che non permette loro di empatizzare con le persone vicine, sanno solo mettere se stessi al primo posto.

Louis si ritroverà quindi a dover affrontare nuovamente le problematiche che lo avevano spinto a partire via da casa dodici anni prima, questa volta però dovrà farlo in una situazione molto più difficile.

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