Dracula (1931)

Dracula: la nascita dei Mostri della Universal

Dracula film

“Dracula” fu, per il cinema horror, quello che “King Kong” (Cooper & Schoedsack, 1933) fu per il genere fantascientifico: un momento di inizio, la consacrazione di un nuovo paradigma all’alba del sonoro.

Lungamente criticato per la sua “teatralità”, per la sua estetica kitsch e per le evidenti sproporzioni nei tempi della narrazione, a partire dalla fine dello scorso secolo il classico di Tod Browning ha goduto di una lenta riabilitazione. Possiamo così riappropriarci del suo valore di mostro originario, padre delle terrificanti creature della Universal, nate sotto l’egida del leggendario Carl Laemmle Jr.

Il nuovo Dracula

La prima trasposizione del classico di Bram Stoker del 1897 si deve al grandissimo Friedrich W. Murnau, che, nel 1922, tentò di aggirare i diritti d’autore conservati dalla vedova dello scrittore col suo capitale “Nosferatu il vampiro”. Il film, caposaldo dell’espressionismo cinematografico, cambiò i nomi di luoghi e personaggi, ma perse la causa per plagio che gli venne intentata all’indomani della distribuzione.

Quando, nove anni dopo, debuttò al Roxy Theater di New York la nuova opera di Browning, allora affermato regista di pellicole mute, il mondo poté prendere visione del primo adattamento autorizzato del libro, che contribuì ad affermarne i caratteri fondamentali e ad ampliarne altri, rifiutando le nuove letture “profane” del tema del vampiro allora in voga nel cinema americano (si pensi a “La vampira” di Powell del 1915 e a “Quando donna vuole” di Flynn del 1922, entrambi adattamenti di “The Vampire”, poesia di Kipling del 1897).

Il ruolo del protagonista, infatti, andò fatidicamente all’attore ungherese Bela Lugosi, dopo il decesso prematuro per cancro di Lon Chaney, “l’uomo dai mille volti”, che era stato originariamente scritturato. Il nuovo Dracula si allontanò così dall’immagine raccapricciante del Conte Orlok per assumere i tratti che ancora oggi riconosciamo: quelli dell’uomo elegante, di antica nobiltà, capace di inserirsi nell’alta società con la disinvoltura di un dandy di inizio secolo.

Lugosi, divenuto celebre per il suo inglese lento e stentato, la sua gestualità estrema, i suoi sguardi magnetici, è ancora oggi l’icona più riconoscibile del vampiro, punto di riferimento negativo (Christopher Lee) o positivo (Gary Oldman) per tutti gli interpreti che si sono da allora confrontati col personaggio. Ed è la figura di un mondo tramontato ma terribilmente affascinante, elemento comune a tutta la successiva tradizione vampiresca: il conte, come il continente da dove proviene, emana un’aura di algida raffinatezza, ma è irrimediabilmente passato, condannato a vivere dopo la propria morte in un florilegio di architetture (neo-)gotiche piene di topi e pipistrelli, avvolte in mille ragnatele e pressoché distrutte. Dracula è, invero, l’immagine che dell’Europa proponeva l’America del primo dopoguerra.

Una produzione fortunosa e un rilascio fortunato

Dracula scena film

La produzione del film fu, a detta dei testimoni, estremamente caotica. Tod Browning, che si era prima di allora distinto per una regia molto meticolosa, fu assente per buona parte delle riprese, distratto da una delle sue numerose ricadute nell’alcolismo. Rimase in carica (senza essere accreditato) il direttore della fotografia Karl Freund, il quale, di lì a un anno, avrebbe contribuito alla nascente famiglia di mostri dirigendo Boris Karloff ne “La mummia” (1932).

Il rilascio nelle sale, per contro, fu attentamente pianificato di concerto con la stampa. Si diffusero rumors su presunti svenimenti tra gli spettatori durante la proiezione, che cagionarono una forte curiosità nel pubblico di allora.

Il film fu così un successo al botteghino, e fruttò alla Universal quasi un milione di dollari in patria. Questa ondata iniziale di entusiasmo fu oscurata da un compatto fronte di detrattori nella critica degli anni tra i Cinquanta e i Novanta, che preferirono invariabilmente le prove più codificate dei tempi immediatamente successivi: quelle, per esempio, di James Whale, da “Frankenstein” (1931) a “L’uomo invisibile” (1933), oltre alla versione spagnola dello stesso “Dracula” diretta parallelamente da George Melford durante la notte sugli identici set del film di Browning. Solo verso il volgere del secolo si giunse a un mutato atteggiamento da parte della critica, grazie anche alla nuova colonna sonora elaborata da Philip Glass nel 1999. Nel 2000 si arrivò, finalmente, all’inclusione dell’opera nell’archivio della Library of Congress, dovuta alla sua “importanza storica, culturale ed estetica”.

Dono o condanna?

Dracula 1931

Non ha probabilmente senso, in questa sede, profondersi in analisi dettagliate sul contenuto dell’opera, che, col suo personaggio così memorabile, trascende i limiti della pellicola per entrare a pieno titolo tra le fila dei grandi “fantasmi” della nostra epoca. Un punto soltanto, a distanza di anni, vale la pena ricordare, come fece Roger Ebert dalle colonne del Chicago Sun Times nel 1999: l’immagine, tremenda, del Conte che discende spaventoso su Lucy per suggerle il sangue e destinarla alla sua stessa, dubbia, immortalità. Si tratta di un momento che noi osserviamo con apprensione, ma che, nel mondo infernale del vampiro, rappresenta quasi un dono: per se stesso anzitutto, e per la donna che eleverebbe con sé alla vita eterna. Per certi versi, fu proprio questa la doppia sorte di Lugosi: innalzato a immagine di un mito che finì per divorarlo, oggi le locandine originali con il suo volto in primo piano valgono centinaia di migliaia di dollari tra i collezionisti; eppure, l’uomo che impersonò quel mostro morì in disgrazia e in povertà, consolato da un bizzarro sodalizio artistico con Ed Wood, il proverbiale “peggior regista di tutti i tempi”, in curioso pendant con quell’Europa che non riuscì mai a scrollarsi di dosso.

Lorenzo Maselli

  • Regia: Tod Browning
  • Cast: Bela Lugosi, Helen Chandler, David Manners, Dwight Frye, Edward Van Sloan, Herbert Bunston, Frances Dade, Joan Standing, Charles K. Gerrard
  • Genere: Horror, b/n
  • Durata: 75 minuti
  • Produzione: USA, 1931

Dracula poster  "Dracula" di Tod Browning è il secondo adattamento del celebre e omonimo romanzo di Bram Stoker, il primo autorizzato dopo “Nosferatu il vampiro” di Friedrich W. Murnau, che, nel 1922, cercò di aggirare i diritti d’autore conservati dalla vedova dello scrittore.

Dracula: la trama

L’agente immobiliare Renfield (Dwight Frye) giunge in Transilvania per concludere un affare presso la misteriosa dimora del Conte Dracula (Bela Lugosi). L’uomo finisce presto preda del Conte, che si rivela essere un vampiro e che lo porta con sé a Londra. Lì, Renfield viene chiuso in un manicomio mentre l’inquietante figura del suo padrone si insinua nell’alta società londinese, dove cerca di ghermire il cuore della giovane vicina Mina (Helen Chandler) e della sua amica Lucy (Frances Dade). Spetterà al dottor Van Helsing (Edward Van Sloan) e all’incredulo fidanzato di Mina, John Harker (David Manners), cogliere tra le parole deliranti di Renfield i segni della vera natura del Conte e fermare i suoi piani.

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