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Dr. Plonk – Recensione

Una commedia muta, in bianco e nero, che oscilla tra inizi del ‘900 e i giorni d’oggi con estrema semplicità e maestria

Regia: Rolf De Heer – Cast: Nigel Lunghi, Paul Blackwell, Magda Szubanski– Genere: Commedia, b/n, 84 minuti –Produzione: Australia, 2007 – Distribuzione: Fandango – Data di uscita: 4 Luglio 2008.

drPlonkCon “Dr. Plonk” assistiamo all’ennesimo genere sperimentato da Rolf De Heer, in veste di sceneggiatore, produttore e regista. Dopo aver realizzato film per bambini, un mystery thriller di fantascienza, un film musicale e una trasgressiva “black comedy”, ecco il suo capolavoro di cinema muto in bianco e nero.

Dr. Plonk è uno scienziato-inventore di lucida genialità del 1907. Grazie all’impegno, talvolta cedevole, del suo aiutante sordo-muto Paulus, riesce a realizzare una macchina del tempo con la quale dimostrerà la verità della sua tesi, ovvero che la fine del mondo avverrà nel 2008. Dapprima schernito anche da Paulus, l’indomito Plonk, con il suo inseparabile compagno a quattro zampe Tiberius e con la sua attraente moglie, è protagonista di numerose avventure nel mondo, volute e accadute.

L’obiettivo primario è convincere il Primo Ministro Stalk della validità della sua intuizione. Ci riuscirà? E con quali mezzi? Quello che invece è senz’altro riuscito è il trasportare un film dell’inizio del ’900 ai giorni d’oggi. Il cinema muto, in bianco e nero, con la colonna sonora di sottofondo è riportato in vita da Rolf De Heer, grazie ad un accurato lavoro di ricerca dei materiali per lavorare. Anche la macchina da presa a manovella è stata ricostruita appositamente per girare il lungometraggio come si faceva in quegli anni, sfruttando la luce del giorno e la pura bravura degli attori.

Nigel Lunghi, il protagonista noto come Dr. Plonk, potrebbe parlare mentre fa giochi di destrezza con sette palline, fa roteare un anello su una gamba e tiene in equilibrio un’altra palla sulla testa. Questo perché lui è un artista di strada, non è un vero attore. Eppure a guardare come interpreta il Dr. Plonk non si direbbe, si potrebbe addirittura commentare che ha dato a quel personaggio un tocco di originalità, che non stona affatto con l’epoca.

Paul Blackwell nei panni di Paulus invece è un attore di un certo livello che fornisce a quell’aiutante una comicità sensazionale. Anche Magda Szubanski è portatrice di ilarità, con la sua appariscenza di tutta nota e il suo passato da attrice di commedie divertenti. Senza dubbio il film regge tutti gli 84 minuti, che apparirebbero pesanti e a lungo andare noiosi senza riferimenti contemporanei.

Proprio il fatto di viaggiare nel tempo e quindi ancorare il 1907 al 2008 aiuta lo spettatore a non perdere contatto con la realtà odierna. Una realtà, a detta del regista, confusa, triste e soggiogante. Un 2008 fatto di persone dai comportamenti strambi: famiglie inebetite davanti ad uno schermo luminoso, poliziotti ingenui e pasticcioni e forze dell’ordine nel caos. Con strumenti di cento anni fa, con un film recitato da un protagonista non attore e senza le parole, Rolf De Heer ci comunica molto di più, e sottilmente, con questo lavoro, piuttosto che con un altro che utilizzi la tecnologia di oggi.

Jacopo Lubich

Dr. Plonk – Recensione

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