Dobbiamo parlare – Recensione

Sergio Rubini porta alla Festa del Cinema un film in bilico tra una pièce teatrale e una commedia all’italiana

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S’ispira palesemente a “Carnage” di Roman Polanski “Dobbiamo parlare”, film di Sergio Rubini presentato alla Festa del Cinema di Roma 2015. Due coppie, una solidamente borghese e di destra e l’altra radical chic, si chiudono nel loro bel salotto e si massacrano a vicenda scambiandosi reciprocamente i ruoli di carnefice e vittima. Alla fine arriverà l’alba di un nuovo giorno, almeno per due di loro.

“Dobbiamo parlare” è l’incipit minaccioso di molti degli incontri che caratterizzano le nostre vite, siano incontri tra amici, compagni o madri/figli. E nel film di Rubini le promesse sono tutte mantenute, nel senso che i protagonisti usano le parole come se fossero katane taglienti, per uscirne più fragili e con le ossa rotte. Fabrizio Bentivoglio è il volgare chirurgo romano Doc sposato con la dottoressa Costanza/Maria Pia Calzone, che tradisce sistematicamente con una ragazza più giovane di lei. Sergio Rubini invece interpreta Vanni, fragile intellettuale che scrive i suoi libri con la sua compagna Linda/Isabella Ragonese: la crisi dei primi due farà cadere come birilli al bowling anche i secondi.

Quattro personaggi stereotipati al centro della storia di “Dobbiamo parlare”, principali colpevoli della ‘distruzione’ di una magnifica sceneggiatura

Nel bene e nel male la commedia racconta in maniera esaustiva il modello – stereotipo italiano. Lo fa anche Rubini, in un film ben costruito dal punto di vista dello script e del montaggio, ma discutibile sotto l’aspetto della regia. La costruzione dei personaggi non ha nulla a che fare con quella pulita e rigorosa del testo teatrale di Jasmine Reza, bensì attinge dalla più becera commedia.

Come diceva Gaber in una canzone “la dicotomia è tra desta e sinistra”: quelli di destra, Bentivoglio e signora, parlano solo di soldi e si mentono reciprocamente sebbene tornino tutte le sere a casa insieme, mentre quelli di sinistra usano la sincerità e poi si separano. Non ci sono sfumature tra i caratteri dei protagonisti anche se presi uno per uno sono tutti eccellenti. A ben guardare Doc/Bentivoglio imbolsito e dalla parlata greve romanesca lascia pensare a Maurizio Matteoli de “I Cesaroni”, mentre la moglie Costanza /Maria Pia Calzone è una versione da commedia di Donna Imma di “Gomorra”.

Molto più indovinati e calibrati Sergio Rubini/Vanni e la deliziosa Lindina/Isabella Ragonese, eppure tutta l’opera soffre di una regia che pesca troppo nell’universo televisivo italiano e in quello dei pluricelebrati Cinepanettoni. La sceneggiatura spesso e volentieri scade nel volgare, si ride, è vero, ma spesso di quella risata grassa che faceva tanta paura a Renè Ferretti di “Boris”. Come in questa fiction di culto, anche in “Dobbiamo parlare”di Rubini c’è un pesce rosso, anzi due nel finale, elemento, quello, perfettamente riuscito.

Ivana Faranda

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