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Django Unchained – Recensione

Un western spaghetti come non lo avete mai visto. Tante citazioni ed ironia in un film pieno di personaggi scritti ed interpretati alla perfezione

Regia: Quentin Tarantino – Cast: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, James Remar, Kerry Washington, Don Johnson, James Russo – Genere: Western, colore, 165 minuti – Produzione: USA, 2013 – Distribuzione: Warner Bros Italia – Data di uscita: 17 gennaio 2013.

django-unchainedAmmettiamolo: dopo un successo di pubblico e critica come “Bastardi senza gloria” girare un film che fosse all’altezza non era cosa facile. La speranza da parte dei fan c’era, ma lo scetticismo pure. Quentin Tarantino è riuscito a stupire tutti.

Con “Django Unchained” supera se stesso raccontando ancora una volta la storia dal suo punto di vista. Con questo film il regista del Tennessee omaggia finalmente il genere che più gli è a cuore: quello dello spaghetti western da cui provengono alcuni dei suoi registi più amati come Sergio Leone e Sergio Corbucci, autore del “Django” originale, quello del 1966, a cui Tarantino fa l’occhiolino nel titolo e nella scena in cui fa interpretare una piccola parte a Franco Nero, protagonista di quel “Django” cult.

Il Django di Tarantino è uno schiavo di colore (Jamie Foxx), acquistato dal Dr. Schultz (Christoph Waltz), ex dentista tedesco convertitosi in cacciatore di taglie, sulle tracce di tre fratelli ricercati di cui Django è stato schiavo ed è in grado di riconoscere. Riscossa la taglia sui tre banditi, Schultz decide di liberare Django ed aiutarlo nela ricerca di sua moglie Broomhilda, anch’ella schiava.

Una pellicola che vuole riaprire il dibattito sullo schiavismo e sul razzismo nei confronti degli afro-americani attraverso un percorso mai visto prima , tutto proprio di Tarantino. Se avete visto ed amato “Bastardi senza gloria”, “Django Unchained” vi farà impazzire in quanto ne riprende molti aspetti. Anche in questo caso il regista porta in scena una storia di vendetta e di rivalsa dei deboli e delle vittime; anche in questo caso per farlo utilizza la tagliente arma dell’ironia.

Una sceneggiatura perfetta, come quelle che solo Tarantino sa scrivere, è la solida base di questo western tutto costruito su dei personaggi pensati ed interpretati meravigliosamente. Jamie Foxx è un Django tenebroso, dal passato duro e sofferto, ma con gli occhi pieni di fuoco per la voglia di vendetta e la speranza di un futuro diverso; Christoph Waltz non delude ed interpreta il suo King Schultz al pari del ruolo che gli valse l’Oscar nel 2010, quello del colonnello Hans Landa in “Bastardi senza gloria”: schietto, razionale, studiato, sembrerebbe impenetrabile eppure fin da subito scorgiamo una grande sensibilità ed emotività nel suo cuore. Leonardo DiCaprio interpreta brillantemente il crudele proprietario terriero Calvin Candie, mentre gli fa da servitore un Samuel L. Jackson invecchiato per vestire la furba, odiosa, polemica, arrogante personalità di Stephen.

 “Django Unchained” è il film più lungo girato da Quentin Tarantino, ma i suoi 165 minuti sembrano scivolare via veloci grazie all’alta compartecipazione che il regista richiede al suo spettatore. Non si può guardarlo passivamente questo film, anzi siamo quasi costretti ad essere attivi durante la visione perché la pellicola cambia continuamente i propri parametri e così l’audience è incessantemente chiamata a modificare le proprie aspettative. Ci si chiede cosa accadrà dopo, come agiranno i personaggi o perché abbiano agito in una certa maniera: domande dalle quali non c’è un attimo di pausa e che non trovano una risposta sola ed univoca.

Dai temi dell’originale “Django” ed altri film western alle bellissime musiche scritte dal mitico Ennio Morricone per finire con “Ancora qui” interpretata dalla nostra Elisa: la colonna sonora sembra racchiudere tutto il carattere di questo film, che mischia tradizione ed innovazione, guarda al passato portando una bella quantità di novità sullo schermo. Pistole, cavalli, cappelli da cowboy: sì, è un vero e proprio western, ma soprattutto è una storia universale che parla di riscattarsi, battersi per ciò in cui si crede, vincere i propri draghi, le proprie paure, trovare il proprio valore. Ecco perché all’interno del film stesso si paragona Django a Sigfredo: per rendere il personaggio protagonista di unastoria leggendaria. Django non è solo uno schiavo che cerca di riprendersi ciò che gli è stato tolto, è un uomo che combatte per la propria libertà, è l’eroe per eccellenza, quello narrato in ogni storia di ogni popolo di qualsiasi parte del mondo.

Corinna Spirito

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