Difret, il coraggio per cambiare – Recensione

Un film di denuncia contro il maschilismo delle usanze tradizionali etiopi

(Difret) Regia: Zeresenay Berhane Mehari – Cast: Meron Getnet, Tizita Hagere, Haregewoin Assefa, Shetaye Abreha, Mekonen Laeake – Genere: Drammatico, colore, 99 minuti – Produzione: Etiopia, USA, 2014 – Distribuzione: Satine Film – Data di uscita: 22 gennaio 2015.

difretIn Etiopia, in accordo con la legge fino agli anni 90’ dello scorso secolo, i costumi tradizionali prescrivono il rapimento e l’eventuale stupro della futura moglie come modalità di “richiesta” di matrimonio. È proprio ciò che è avvenuto a Hirut, la quattordicenne etiope dal cui caso particolare è tratto questo film di denuncia. La bambina infatti, a differenza della maggior parte delle donne alle quali era capitato il suo stesso destino, non ha accettato questa violenza e, appena ne ha avuto occasione è fuggita uccidendo il suo rapitore “aspirante” marito.

Zerensenay Berhane Mehari ripercorre tutti gli sviluppi del processo per omicidio contro la piccola Hirut. Con delle scelte narrative molto giuste, senza mai essere didascalico, il regista riesce molto bene a rendere l’eccezionalità del caso; a vedersi in contrapposizione sono, infatti, da un lato, la tradizione, che bruciando negli animi degli accusatori li porta a desiderare l’esecuzione della piccola, dall’altro, un certo progressismo illuminato che brillando negli occhi dei difensori li porta a pretendere che la bambina non sia considerata un assassina ma una vittima.

Nonostante la fragilità della vicenda a cui è ispirata, questa pellicola è molto ben calibrata: raccontando questo scontro tra tradizione e progresso, infatti, pur sbilanciandosi giustamente verso quest’ultimo sottolineandone il valore a più riprese, non manca di farlo, non senza denunciarne gli aspetti triviali ovviamente, anche con la tradizione, verso la quale non si permette mai di essere irrispettosa o irriverente. Saranno gli stessi protagonisti a dimostrare con le loro vite e le loro scelte che il progresso è benefico laddove costituisce una effettiva evoluzione, ma non dove significa perdita delle proprie radici.

Claudio Di Paola

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