Dalla vita in poi – Recensione

Dalla vita in poi – Recensione

Commedia allegra e ottimista, nonostante l’handicap della protagonista Cristiana Capotondi e la sua storia con il tenero galeotto Filippo Nigro

Regia: Gianfrancesco Lazotti – Cast: Cristiana Capotondi, Nicoletta Romanoff, Filippo Nigro, Pino Insegno, Carlo Buccirosso, Gianni Cinelli, Carlo Giuseppe Gabardini, Arcangelo Iannace – Genere: Commedia, colore, 85 minuti – Produzione: Italia, 2010 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 19 novembre 2010.

dalla-vita-in-poi“Dalla vita in poi” diretto Gianfrancesco Lazotti, è una commedia agrodolce (Miglior Film alla 56° edizione del Taormina Film Festival e Gran Premio della Giuria al Montreal World Film Festival 2010), liberamente ispirata ad una vicenda realmente accaduta, che narra la storia d’amore tra una ragazza affetta dalla distrofia muscolare e un giovane galeotto. Nonostante la malattia la costringa alla sedia a rotelle, Katia (Cristiana Capotondi) è una ragazza solare e caparbia e aiuta l’amica Rosalba (Nicoletta Romanoff) a scrivere lettere appassionate, indirizzate al fidanzato Danilo (Filippo Nigro), finito in carcere per omicidio.

Proprio come Cyrano de Bergerac nel capolavoro ottocentesco di Edmond Rostand, Katia s’improvvisa “suggeritrice d’amore”, ma ben presto, quelle emozioni e quegli slanci poetici pensati per l’amica si trasformano irrimediabilmente in qualcosa di più profondo.

Quando Rosalba e Danilo si lasciano, Katia decide di andare in carcere per vedere che aspetto abbia l’uomo di cui è innamorata. Seguono incontri difficili e per nulla intimi nel gelido parlatorio, ma alla fine anche Danilo si innamora di lei. I due decidono di sposarsi e quando il giudice accorda a Danilo permesso per incontrare la sua giovane moglie fuori dal carcere, Katia, con la complicità di Rosalba, gli organizza una fuga.

Il film, di cui il regista firma anche il soggetto, ha il pregio di non scadere in facili pietismi e mantiene sullo sfondo il tema della malattia e delle detenzione per concentrarsi in misura maggiore sul carattere dei personaggi: emerge così il ritratto di Katia, donna ostinata, frizzante e ironica, che non esita a “usare” il suo handicap per ottenere ciò che vuole, e di Danilo, macho ribelle dal cuore tenero che trova la felicità nell’amore.

Quello di Lazotti è un racconto eroico che offre allo spettatore la visione delle vita da un’angolatura diversa, in cui, come si legge proprio in una nota di regia, “non servono le gambe per raggiungere la meta e non serve la libertà per essere liberi. L’orizzonte più bello, certe volte, si trova negli occhi di una persona”.

Eleonora Siniscalchi

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